HUFFPOST: Sottomissione

Tecnicamente, un limpido atto di sottomissione il comunicato con cui, al termine del vertice, si indica in Silvio Berlusconi per “autorevolezza”, “esperienza”, vita, opere e miracoli, il candidato del centrodestra per il Quirinale, gli si assicura sostegno e gli si chiede - proprio così: gli si chiede – di “sciogliere positivamente la riserva”. Mica male: chi sognava di fare la Le Pen italiana, mettendosi all’opposizione di Draghi per rubare voti a Salvini sognando palazzo Chigi; chi si voleva annettere Forza Italia e andò al governo con i grillini, lei che in Europa è con i conservatori, lui che è con i sovranisti, quelli che evitavano pure le foto col vecchio leader, insomma una coalizione dove ognuno fa quel che vuole, non ce la fanno a dire no, sia pur con mille retropensieri. E non solo dicono sì, ma si consegnano letteralmente a Berlusconi.Chi perché ha fatto il ministro, chi perché ne teme giornali e tv, chi per rispetto, chi per tanti fattori, il prodotto non cambia. Attovagliati a Villa Grande come ventisette anni fa ai tempi della discesa in campo Fini e Bossi erano attovagliati a palazzo Grazioli o ad Arcore o alla Certosa, nell’Italia del Covid e del governo di emergenza mettono in campo la candidatura del leader più divisivo, riconoscendolo come leader a dispetto del consenso, delle premesse e delle conseguenze. Perché – è chiaro – semmai dovesse essere, Draghi salterebbe in un minuto, altro che governo di tutti anche senza Draghi, fantasia delle ore pari di Salvini che nelle ore dispari si piega al Cavaliere. E nei prossimi giorni, di fronte alle telecamere e nelle interviste, dovranno stamparsi un sorriso sulle labbra e dire che sì, il Cavaliere è il miglior candidato a garante della Costituzione nell’Italia del 2022, anche se pensano il contrario e ritengono, e forse sperano, che non passerà nel voto segreto. E difendere la posizione assunta, fino a nuova decisione.Chapeau a Silvio Berlusconi che, al giro di tavolo, conoscendo bene dove volevano andare a parare i due giovanotti – “sei sicuro di avere i numeri?” – ha rovesciato la frittata, come se si stesse concedendo: “Io posso anche mettermi in gioco, però siete voi a dovermi dare garanzie sui numeri e sul vostro leale sostegno”. Insomma, parlate ora o tacete per sempre. Abilissimo attore, si è pure concesso il lusso di esprimere delle perplessità, consapevole della difficoltà dell’impresa, senza il tono di chi vuole imporre alcunché. Salvini qualcosa l’ha detta: “Noi ti sosteniamo, però lo sai, la garanzia al cento per cento non c’è. Sai, i parlamentari che non vengono ricandidati, il voto segreto”. L’altra più taciturna. Il più perplesso il sindaco di Venezia Brugnaro, sempre nei limiti del consentito. L’impegno scaturito dal vertice è quello di fare una verifica accurata dei numeri per rivedersi giovedì perché il Cavaliere – chapeau di nuovo – incassata la sottomissione e, con essa il rinnovato ruolo di padre-padrone del centrodestra, a questo punto non ha fretta. E per questo scioglierà la riserva all’ultimo momento utile.Insomma, un primo risultato lo ha incassato rispetto a una candidatura alla quale non credeva nessuno, anche tra i suoi, con Salvini che solo un paio di giorni fa parlava di “piano b”, l’altra che ha organizzato la festa di Atreju per proporsi come regista dell’operazione Draghi.Tutti gli aspiranti kingmaker di giornata, della prima o della quinta chiama, si trovano, come l’intendenza, a seguire. Perché, a questo punto, il vero kingmaker è Berlusconi, che ha in mano “piano a” e “piano b”. Il quale può non sciogliere la riserva e cambiare schema, può accettare e andare alla conta, può accettare e, solo a quel punto, intestarsi una mediazione. Già stasera, se dicesse “grazie a tutti per il sostegno, amici e alleati del centrodestra che ho creato in Italia e si è dimostrato così compatto e leale, ma da statista qual sono e quale mi avete riconosciuto di essere faccio un passo indietro perché, pur avendo le mie buone ragioni, credo che in questo momento serva la convergenza di un ampio arco di forze del Parlamento attorno alla figura di Mister x”, se dicesse tutto questo probabilmente Mister x passerebbe in un minuto, con un senso di liberazione collettiva.Si è messo cioè in una condizione di centralità politica. Che certo non è per sempre, ma dipende dalla prossima mossa. Se tira dritto e viene impallinato è un conto, perché gli direbbero “l’atto di fede l’abbiamo fatto, ora tocca a noi”, se fa una strambata riesce magari a portarseli dietro. Però sempre da lì si passa perché poi Berlusconi è Berlusconi e, se non ci fai i conti, passa al muoia Sansone con tutti i filistei. Chi l’avrebbe mai detto, ironia della sorte, che dopo il comunicato di oggi quasi quasi i baldi giovani devono sperare che ce la faccia, altrimenti sarebbe uno scacco drammatico per tutto il centrodestra. Beh, se si schianta si schianta anche chi lo ha indicato. O no?

HUFFPOST: Sottomissione

Tecnicamente, un limpido atto di sottomissione il comunicato con cui, al termine del vertice, si indica in Silvio Berlusconi per “autorevolezza”, “esperienza”, vita, opere e miracoli, il candidato del centrodestra per il Quirinale, gli si assicura sostegno e gli si chiede - proprio così: gli si chiede – di “sciogliere positivamente la riserva”. Mica male: chi sognava di fare la Le Pen italiana, mettendosi all’opposizione di Draghi per rubare voti a Salvini sognando palazzo Chigi; chi si voleva annettere Forza Italia e andò al governo con i grillini, lei che in Europa è con i conservatori, lui che è con i sovranisti, quelli che evitavano pure le foto col vecchio leader, insomma una coalizione dove ognuno fa quel che vuole, non ce la fanno a dire no, sia pur con mille retropensieri. E non solo dicono sì, ma si consegnano letteralmente a Berlusconi.

Chi perché ha fatto il ministro, chi perché ne teme giornali e tv, chi per rispetto, chi per tanti fattori, il prodotto non cambia. Attovagliati a Villa Grande come ventisette anni fa ai tempi della discesa in campo Fini e Bossi erano attovagliati a palazzo Grazioli o ad Arcore o alla Certosa, nell’Italia del Covid e del governo di emergenza mettono in campo la candidatura del leader più divisivo, riconoscendolo come leader a dispetto del consenso, delle premesse e delle conseguenze. Perché – è chiaro – semmai dovesse essere, Draghi salterebbe in un minuto, altro che governo di tutti anche senza Draghi, fantasia delle ore pari di Salvini che nelle ore dispari si piega al Cavaliere. E nei prossimi giorni, di fronte alle telecamere e nelle interviste, dovranno stamparsi un sorriso sulle labbra e dire che sì, il Cavaliere è il miglior candidato a garante della Costituzione nell’Italia del 2022, anche se pensano il contrario e ritengono, e forse sperano, che non passerà nel voto segreto. E difendere la posizione assunta, fino a nuova decisione.

Chapeau a Silvio Berlusconi che, al giro di tavolo, conoscendo bene dove volevano andare a parare i due giovanotti – “sei sicuro di avere i numeri?” – ha rovesciato la frittata, come se si stesse concedendo: “Io posso anche mettermi in gioco, però siete voi a dovermi dare garanzie sui numeri e sul vostro leale sostegno”. Insomma, parlate ora o tacete per sempre. Abilissimo attore, si è pure concesso il lusso di esprimere delle perplessità, consapevole della difficoltà dell’impresa, senza il tono di chi vuole imporre alcunché. Salvini qualcosa l’ha detta: “Noi ti sosteniamo, però lo sai, la garanzia al cento per cento non c’è. Sai, i parlamentari che non vengono ricandidati, il voto segreto”. L’altra più taciturna. Il più perplesso il sindaco di Venezia Brugnaro, sempre nei limiti del consentito. L’impegno scaturito dal vertice è quello di fare una verifica accurata dei numeri per rivedersi giovedì perché il Cavaliere – chapeau di nuovo – incassata la sottomissione e, con essa il rinnovato ruolo di padre-padrone del centrodestra, a questo punto non ha fretta. E per questo scioglierà la riserva all’ultimo momento utile.

Insomma, un primo risultato lo ha incassato rispetto a una candidatura alla quale non credeva nessuno, anche tra i suoi, con Salvini che solo un paio di giorni fa parlava di “piano b”, l’altra che ha organizzato la festa di Atreju per proporsi come regista dell’operazione Draghi.

Tutti gli aspiranti kingmaker di giornata, della prima o della quinta chiama, si trovano, come l’intendenza, a seguire. Perché, a questo punto, il vero kingmaker è Berlusconi, che ha in mano “piano a” e “piano b”. Il quale può non sciogliere la riserva e cambiare schema, può accettare e andare alla conta, può accettare e, solo a quel punto, intestarsi una mediazione. Già stasera, se dicesse “grazie a tutti per il sostegno, amici e alleati del centrodestra che ho creato in Italia e si è dimostrato così compatto e leale, ma da statista qual sono e quale mi avete riconosciuto di essere faccio un passo indietro perché, pur avendo le mie buone ragioni, credo che in questo momento serva la convergenza di un ampio arco di forze del Parlamento attorno alla figura di Mister x”, se dicesse tutto questo probabilmente Mister x passerebbe in un minuto, con un senso di liberazione collettiva.

Si è messo cioè in una condizione di centralità politica. Che certo non è per sempre, ma dipende dalla prossima mossa. Se tira dritto e viene impallinato è un conto, perché gli direbbero “l’atto di fede l’abbiamo fatto, ora tocca a noi”, se fa una strambata riesce magari a portarseli dietro. Però sempre da lì si passa perché poi Berlusconi è Berlusconi e, se non ci fai i conti, passa al muoia Sansone con tutti i filistei. Chi l’avrebbe mai detto, ironia della sorte, che dopo il comunicato di oggi quasi quasi i baldi giovani devono sperare che ce la faccia, altrimenti sarebbe uno scacco drammatico per tutto il centrodestra. Beh, se si schianta si schianta anche chi lo ha indicato. O no?

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