Sophia Loren: "Cinema e teatri sono rifugi in cui ritrovarci, capirci meglio. Anche la salute emotiva conta"

rassegna stampa HUFFPOST
Sophia Loren: "Cinema e teatri sono rifugi in cui ritrovarci, capirci meglio. Anche la salute emotiva conta"
rassegna stampa quotidiani
costo business plan
farmacia di turno
Sophia Loren

Per tutta la durata dell’incontro via Zoom - loro a Ginevra, noi a Roma – Sophia Loren ed Edoardo Ponti, mamma e figlio, l’attrice italiana due volte Premio Oscar più conosciuta e amata al mondo e il regista di corti, documentari e film di successo restano sempre abbracciati, senza mai lasciarsi le mani. Si sostengono, si confidano prima di risponderci, si guardano negli occhi, si sorridono o – semplicemente - si scambiano dei cenni incomprensibili ai più, dei “segnali tra intimi”. “Mi chiedono sempre cosa significhi lavorare con mia madre, ma niente che dico mi soddisfa”, ci spiega lui prima di cederle la parola. “Probabilmente, saprò descrivere questo legame fortissimo che ci unisce - di fiducia e di reciproco scambio di forze - solo tra trent’anni, perché per ora è qualcosa di inspiegabile che riesce solo a commuovermi”.

“Ho fatto questo film per lui, sicuramente, ma soprattutto perché mi piaceva molto la storia che racconta”, aggiunge lei, maglioncino rosso a collo alto e capigliatura perfetta. “Di belle storie capaci di rincuorarci quando le vediamo e ne godiamo, ne abbiamo tutti bisogno, soprattutto in questo periodo molto complicato”. “La violenza è ovunque, e gli ultimi attentati in Francia, a Nizza e ad Avignone, lo dimostrano – è stata una cosa orrenda - ma bisogna avere un certo tipo di tolleranza su tutto, perché la vita non può essere sempre così”. “Io sono per seguire comunque le leggi: non esco e ho paura di tutto. Farei molta attenzione a fare cose che sono vietate. La connection fra la gente è importante, ma fino ad un certo punto”. La chiusura di cinema e teatri? “Non dimentichiamo che i cinema e i teatri sono rifugi in cui ci possiamo ritrovare per capirci meglio. La nostra salute è molto importante, ma lo è anche la nostra salute emotiva. Dispiace, dispiace molto che ci sia questa chiusura, ma uno cosa può fare?”.

Il film di cui ci parlano, ‘La vita davanti a sé’, arriverà su Netflix il 13 novembre prossimo e segna il ritorno al cinema della Loren dopo 10 anni. “È vero: sono stata lontana dal set per tanto tempo, ma non me ne sono neanche accorta”, precisa con il suo inconfondibile accento napoletano che usa anche nel film. “Avevo bisogno di silenzio, di riposare; avevo bisogno di me, del mio tempo, di vedere i miei figli che non ho visto crescere quando avrei dovuto perché impegnata proprio sui set o in altri lavori. Ho deciso di vivere una vita di famiglia – continua - come una signora qualsiasi di una certa età che ha finito di lavorare. Poi è arrivata questa storia che ho sentito subito mia e non ho potuto né voluto dire di no”.

Tratto dall’omonimo bestseller internazionale di Romain Gary (Emile Ajar), pubblicato in Italia da Neri Pozza, “La vita davanti a sé” racconta la storia di Madame Rosa (la Loren), un’anziana ebrea ed ex prostituta che per sopravvivere negli ultimi anni della sua vita ospita nel suo piccolo appartamento una sorta di asilo per bambini in difficoltà. Riluttante, accetta di prendersi carico di un turbolento dodicenne di strada di origini senegalesi di nome Momò (Ibrahima Gueye), che l’ha appena derubata. I due, diversi in tutto – per età, etnia e religione – hanno all’inizio una relazione molto conflittuale che cambierà col passare del tempo mostrando, in realtà, di essere due anime affini legate da un destino comune. Nel cast c’è anche Abril Zamora nel ruolo di una mamma transessuale mentre la canzone “Io sì” di Diane Warren è interpretata da Laura Pausini.

“Madame Rosa, la donna che interpreto, mi ricorda mia madre”, ricorda Sophia. “Era una donna che parlava molto e che si faceva sentire. È stata una donna fondamentale per la nostra famiglia, un mix perfetto di bellezza e talento. Amava suonare il pianoforte quando arrivarono gli americani, usò la sua passione per la musica per esibirsi e ricavare così dei soldi per farci mangiare”. “Ho vissuto la guerra – aggiunge – e quando ti accadono e vivi certe cose, non le dimentichi più. Se ripenso a quei momenti, posso dire di averli compresi solo da adulta, perché quando sei così piccola pensi solo a sopravvivere. Solo crescendo capisci che cosa hai vissuto a quell’età. A farmi andare avanti, poi, ci ha pensato anche il cinema”.

“Il cinema – ci spiega – è stato fondamentale”. “Fare cinema è incontrare dei personaggi che mi ricordano la guerra appunto, ma anche tante altre cose, cose che non si dimenticheranno mai e che hanno influito molto sulla mia carriera”. Fondamentale è stato poi per lei essere nata a Napoli ed aver incontrato Vittorio De Sica. “Quando si nasce a Napoli, non lo si dimentica più. Del resto, perché dovrei dimenticarlo?” precisa. “Sono fiera di essere napoletana, lo sono al cento per cento e tutto quello che faccio, dal modo di parlare al cantare, lo faccio in napoletano. Napoli è stata la mia fortuna come lo è stato incontrare Vittorio, un uomo e una ‘scuola’ meravigliosa, una momento felice per la mia vita come felice è stata tutta la mia vita con lui”.

Si è mai pentita di qualcosa? “Di nulla, risponde lei, ma se adesso ci penso bene, mi dispiace solo di non aver interpretato un ruolo a cui tenevo molto: quello della monaca di Monza. Tanti anni fa ho avuto un approccio con…come si chiama quel regista? – chiede al figlio Edoardo che, sorridendo, le suggerisce Luchino Visconti – ah sì, giusto, Visconti, che mi propose quella parte, ma poi non se ne fece più nulla. Peccato davvero, perché avrei voluto farlo”. Poco importa, conclude, adesso penso a questo film, una storia pronta per me con cui ho fatto finta di dimenticare che per tanti anni non ho fatto film”. C’è chi parla già di una sua probabile candidatura agli Oscar, e lei, da buona partenopea scaramantica quale è: “O mamma mia, speriamo bene, non lo so, non ne ho idea, non ci voglio pensare, vediamo. Quando non ci credi più, succedono le cose più belle. È una frase a cui sono molto legata e che ripeto anche nel film, perché la diceva spesso mia madre che non ebbe un’esperienza molto bella con mio padre. La diceva quando era giù di morale e vedeva tutto nero. L’ho fatta mia ed ha avuto sempre il suo effetto”.

Rassegna Stampa
Rassegna Stampa
Procedi al sito della fonte