Perché sabato sarò in piazza, contro il fascismo

Essere sabato prossimo in piazza San Giovanni, sotto le bandiere dei sindacati confederati, non è una scelta di parte, ma un dovere civico e morale.Da quella piazza sarà indispensabile lanciare un messaggio forte: contro i fascismi e per la democrazia. Perché l’assalto alla sede della CGIL è un segnale terribile. Ma lo è ancora di più pensare che sia solo la punta di un iceberg molto profondo, l’effetto dell’indebolimento di una coscienza collettiva, di riferimenti culturali prima ancora che politici, l’appannarsi dei valori su cui è fondata la nostra Costituzione.Per questo manifestare contro i fascismi non può essere bollato come il tentativo maldestro di una sinistra nostalgica di speculare su fatti appartenenti alla chincaglieria di un tempo passato. Al contrario essere in piazza significa battersi per recuperare una tensione valoriale e rinsaldare le fondamenta su cui poggia la nostra Costituzione.Perché la nostra è una Costituzione antifascista. Non perché sia stata scritta da chi il fascismo lo aveva sconfitto. Non perché vieta la riorganizzazione del partito fascista, ma perché rovescia le categorie fondamentali del fascismo e fonda il nostro vivere democratico su valori diametralmente opposti. Essere fascisti aveva significato celebrare la violenza, fare delle discriminazioni, razziali, etniche, politiche, una lente con cui guardare alla società, aveva portato alla soppressione del pluralismo in favore di una concezione totalitaria del potere e all’aggressione di ogni diritto, individuale e collettivo. All’esatto contrario, la Costituzione ripudia la guerra, riconosce come proprio fondamento l’eguaglianza e l’universalità dei diritti dell’uomo, traccia un perimetro invalicabile di libertà e definisce una struttura istituzionale fondata sulla distribuzione e diffusione dei poteri. Questi valori non resisteranno in quanto tali se non tutelati. Necessitano consapevolezza, e rappresentano una sfida quotidiana, sempre attuale e mai scontata. Perché perderli è possibile. Perché il fascismo, come cultura, come approccio al vivere comune, è un fenomeno umano, e come tutti i fenomeni umani può ripresentarsi. Sabato non saremo in piazza per affermare l’incombenza di un pericolo imminente per la democrazia, come non saremo in piazza per la nostalgia di categorie novecentesche. Saremo in piazza per rispondere con fermezza a ogni segnale di recrudescenza di una cultura pericolosa. Dall’assalto alla casa del lavoro allo sdoganamento del razzismo, dal dilagare dell’egoismo a discapito di una coscienza collettiva alla crescita costante del ricorso alla violenza, fisica e verbale.La storia ci insegna come i fascismi si siano insinuati nella pancia delle società proprio nel corso di gravi crisi sociali e nei momenti di massima debolezza della politica. Per questo dobbiamo tenere alta la guardia. Per questo è indispensabile battersi per conservare la coscienza dei valori su cui è fondato il nostro vivere comune. A maggior ragione se c’è chi cerca di spacciarli per vecchi arnesi della storia. Per questo, sabato, è giusto esserci. Per questo ci saremo. 

Perché sabato sarò in piazza, contro il fascismo

Essere sabato prossimo in piazza San Giovanni, sotto le bandiere dei sindacati confederati, non è una scelta di parte, ma un dovere civico e morale.

Da quella piazza sarà indispensabile lanciare un messaggio forte: contro i fascismi e per la democrazia. Perché l’assalto alla sede della CGIL è un segnale terribile. Ma lo è ancora di più pensare che sia solo la punta di un iceberg molto profondo, l’effetto dell’indebolimento di una coscienza collettiva, di riferimenti culturali prima ancora che politici, l’appannarsi dei valori su cui è fondata la nostra Costituzione.

Per questo manifestare contro i fascismi non può essere bollato come il tentativo maldestro di una sinistra nostalgica di speculare su fatti appartenenti alla chincaglieria di un tempo passato. Al contrario essere in piazza significa battersi per recuperare una tensione valoriale e rinsaldare le fondamenta su cui poggia la nostra Costituzione.

Perché la nostra è una Costituzione antifascista. Non perché sia stata scritta da chi il fascismo lo aveva sconfitto. Non perché vieta la riorganizzazione del partito fascista, ma perché rovescia le categorie fondamentali del fascismo e fonda il nostro vivere democratico su valori diametralmente opposti. 

Essere fascisti aveva significato celebrare la violenza, fare delle discriminazioni, razziali, etniche, politiche, una lente con cui guardare alla società, aveva portato alla soppressione del pluralismo in favore di una concezione totalitaria del potere e all’aggressione di ogni diritto, individuale e collettivo. All’esatto contrario, la Costituzione ripudia la guerra, riconosce come proprio fondamento l’eguaglianza e l’universalità dei diritti dell’uomo, traccia un perimetro invalicabile di libertà e definisce una struttura istituzionale fondata sulla distribuzione e diffusione dei poteri. 

Questi valori non resisteranno in quanto tali se non tutelati. Necessitano consapevolezza, e rappresentano una sfida quotidiana, sempre attuale e mai scontata. Perché perderli è possibile. Perché il fascismo, come cultura, come approccio al vivere comune, è un fenomeno umano, e come tutti i fenomeni umani può ripresentarsi. 

Sabato non saremo in piazza per affermare l’incombenza di un pericolo imminente per la democrazia, come non saremo in piazza per la nostalgia di categorie novecentesche. 

Saremo in piazza per rispondere con fermezza a ogni segnale di recrudescenza di una cultura pericolosa. Dall’assalto alla casa del lavoro allo sdoganamento del razzismo, dal dilagare dell’egoismo a discapito di una coscienza collettiva alla crescita costante del ricorso alla violenza, fisica e verbale.

La storia ci insegna come i fascismi si siano insinuati nella pancia delle società proprio nel corso di gravi crisi sociali e nei momenti di massima debolezza della politica. Per questo dobbiamo tenere alta la guardia. Per questo è indispensabile battersi per conservare la coscienza dei valori su cui è fondato il nostro vivere comune. A maggior ragione se c’è chi cerca di spacciarli per vecchi arnesi della storia. 

Per questo, sabato, è giusto esserci. Per questo ci saremo. 

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