Ordinario degrado a Roma: così si scaricano i rifiuti ingombranti in strada. Il ruolo delle associazioni a supporto dei (pochi) vigili che lottano per il decoro – FOTO E VIDEO

Il fenomeno dell'abbandono dei rifiuti ingombranti tra le strade della Capitale non accenna ad arrestarsi. Di notte o in pieno giorno, c'è chi getta dentro o accanto ai cassonetti padelle, mobili, computer e materassi. Le foto trappole non sono sufficienti e il Nucleo Ambiente Decoro della Polizia Locale di Roma Capitale è composto da appena 28 agenti. Le associazioni - Retake, Liberamente, Cdq Settecamini - denunciano la situazione e lanciano un appello al sindaco Roberto Gualtieri: le loro dichiarazioni L'articolo Ordinario degrado a Roma: così si scaricano i rifiuti ingombranti in strada. Il ruolo delle associazioni a supporto dei (pochi) vigili che lottano per il decoro – FOTO E VIDEO proviene da Il Fatto Quotidiano.

Ordinario degrado a Roma: così si scaricano i rifiuti ingombranti in strada. Il ruolo delle associazioni a supporto dei (pochi) vigili che lottano per il decoro – FOTO E VIDEO

Durante l’ultimo appuntamento del 2021 della campagna “Il tuo quartiere non è una discarica” nei Municipi pari di Roma sono state raccolte 190 tonnellate di rifiuti ingombranti. Quasi 1800 nel corso di tutto l’anno appena trascorso. Lo riporta AMA, la società che gestisce la raccolta dei rifiuti nella Capitale. Ciononostante, basta fare un giro in città per imbattersi in piccole-grandi discariche abusive: frigoriferi, lavatrici e mobili vengono abbandonati dentro e fuori dai cassonetti con nonchalance, come se fosse ormai un’abitudine di molti (non tutti certamente) cittadini di Roma. È il caso di una signora distinta in Via Labicana, a due passi dal Colosseo. È un sabato sera della settimana di Natale quando scende da casa insieme a una donna (presumibilmente la colf) per gettare l’anta di un mobile nel cassonetto in strada. Quando viene fatto notare loro, si fermano per un attimo e poi ricominciano. “Scusate avete capito? State buttando dei rifiuti ingombranti nel cassonetto”, domandiamo. “Guarda, sono zoppa. Non mi posso muovere”, cerca di difendersi la signora, che senza fatica ha appena gettato il mobile. “E quindi?”, insistiamo. Ma lei imperterrita replica a tono: “Guarda qua… dove vuoi che lo metto?”. Quando le si fa notare che AMA ha attivo il servizio domiciliare e gratuito di ritiro dei rifiuti ingombranti, la donna replica così: “Ah, e che numero? Perché non lo scrivono?”. Alla fine, forse presa da senso di colpa o dalla consapevolezza che non ce ne andremo finché non verrà trovata una soluzione civile, chiede a chi scrive di recuperare il mobile dal cassonetto: “Che mi aiuti a riprenderlo? Allora basta chiamare il numero e vengono a ritirarlo? Ho anche il portiere tanto. Grazie”. La speranza è che poi abbia effettuato davvero quella chiamata.

Ad ogni modo questo è solo uno degli esempi più significativi dei comportamenti incivili di coloro che a Roma vengono volgarmente definiti ‘zozzoni‘ e che recano un enorme danno alla città e all’ambiente. Solo qualche giorno dopo ecco una coppia di ragazzi, in zona Marconi: ‘depositano’ una pila di Pc towers accanto ai cassonetti nell’indifferenza generale. Episodi che avvengono per lo più quando il sole è già tramontato, ma non solo. Ne è l’esempio lampante un signore che in pieno giorno tira fuori dal portabagagli una serie di padelle e le butta nell’indifferenziata. Poi un altro che fa a pezzi quella che ha tutta l’aria di essere la memoria di un computer e infine un altro scarica una lastra di ferro. Il fenomeno è più diffuso di quello che si può credere, specialmente se si pensa che a questi si aggiunge anche il fenomeno dei ‘traslocatori abusivi‘, che garantiscono lavori rapidi e a prezzi irrisori per poi scaricare tutto in strada o nelle aree verdi della periferia romana, causando spesso anche roghi tossici. Lo sanno bene i NAD – Nucleo Ambiente Decoro della Polizia Locale di Roma Capitale, un corpo di soli 28 agenti – che da circa 4 anni contrastano questi illeciti. Con appostamenti, videosorveglianza e indagini accurate, solo nel 2020 hanno emesso 6361 sanzioni per violazione delle norme sul conferimento dei rifiuti (così come evidenziato dai documenti ottenuti da ilfattoquotidiano.it). A loro si rivolgono i cittadini, singoli o in associazione, per trovare un valido supporto. Lo conferma Francesca Elisa Leonelli, presidente di Retake, fondazione impegnata da 11 anni nella lotta al degrado: “Collaboriamo con i NAD attivamente, con loro abbiamo portato avanti diverse campagne per contrastare ad esempio il fenomeno dei traslocatori abusivi. Spesso capita che qualcuno dei nostri volontari riesca a riprendere qualche incivile all’opera e il materiale viene inviato agli agenti che poi proseguono con le indagini. Tuttavia sono pochi, abbiamo chiesto al sindaco Gualtieri di incrementare questo gruppo con nuove risorse, è fondamentale. Altresì è importante che venga fatta una seria campagna di sensibilizzazione per la raccolta differenziata – spiega Leonelli -. L’ultimo report dell’ISPRA parla chiaro, a Roma la percentuale di differenziata è bassa (43,8% nel 2020, a Milano è al 62,7%, ndr). Teniamo accesi i riflettori su questo tema, deve partire un’iniziativa che metta insieme amministrazione, associazioni, commercianti e cittadini per sensibilizzare tutti sul valore della raccolta differenziata che è sia ambientale che economico. Roma non può permettersi queste percentuali”.

Sanzionare è facile, se si hanno i mezzi. Le fototrappole installate dalla Polizia Locale vanno in questa direzione, ma è impensabile poter coprire tutto il territorio della metropoli. C’è da considerare anche il fatto che per una sanzione è necessario un video che dimostri la dinamica dell’illecito: l’incivile che scende dall’auto (con la targa visibile) e abbandona i rifiuti non ha scampo. Diverso il discorso se si muove a piedi, in questo caso la ricerca del trasgressore è molto complicata. I cittadini della Capitale sono stanchi, anche perché il fenomeno è diventato quasi una prassi consolidata: “È inammissibile che una città possa versare in queste condizioni, non dobbiamo assuefarci, dobbiamo contrastarli”, dice la presidente del Cdq di Settacamini Caterina Crimeni. Poi aggiunge: “Noi abbiamo fatto diversi filmati indicando delle zone con rifiuti ingombranti, ma anche con amianto. L’unico riscontro lo abbiamo avuto dai NAD, tanto che quando venne la sindaca Raggi in visita qui a Settecamini glielo facemmo notare, le avevamo chiesto di implementare questo corpo e lei ci ascoltò. Noi siamo un quartiere molto esposto nella periferia di Roma Est. C’è un gruppo corposo di volontari con cui effettuiamo delle bonifiche anche in zone archeologiche – continua a raccontare -. Lo dico con una punta di orgoglio, anche grazie alle nostre azioni la situazione è migliorata. Fortunatamente il dialogo con la passata amministrazione, ma anche con quella appena insediata, è sempre aperto. Qui abbiamo le Latomie di Salone, le più grandi in Italia dopo quelle di Siracusa, eppure anche qui sono presenti piccole discariche con amianto. Lo abbiamo segnalato più volte e nessuno è intervenuto. Questo fenomeno sussiste”, conclude Crimeni.

Anche i giovani si stanno rimboccando le maniche per dare un concreto aiuto alla città, ma è indispensabile che la politica dia delle risposte tangibili: “La nostra città necessita di interventi continuativi e sostenibili in campo ambientale”, afferma Leonardo Maria Ruggeri Masini, Presidente dell’Associazione giovanile Liberamente e Coordinatore dei Caschi Verdi, ragazze e ragazzi attivi nella Capitale da un anno. “Roma e i romani hanno subito nel corso degli anni un modello che si fonda sull’ ordinarietà dello straordinario – spiega Ruggeri Masini -. Questo ci ha reso incapaci di sviluppare progetti di lungo periodo per far fronte a problemi complessi come l’emergenza rifiuti, l’estensione della raccolta differenziata e la tutela del patrimonio floreale e faunistico. Abbiamo proposto da tempo l’apertura delle istituzioni alla partecipazione delle associazioni ambientaliste e dei cittadini alla gestione delle macro e micro-tematiche ambientali come garanzia di politiche che sopravvivano al mandato di sindaci. Esse dovrebbero trovare applicazione pratica anche attraverso le braccia e le idee dei volontari che negli anni di attività hanno maturato una notevole esperienza in materia”. Infine conclude: “Questa sinergia necessita di un reale coinvolgimento delle associazioni nel processo di produzione, approvazione e applicazione delle politiche”.

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