Linkiesta: L’Italia non ha nulla da temere dal trattato con la Francia, spiega Sandro Gozi

Draghi firmerà oggi con il presidente francese il Trattato del Quirinale, un testo di accordo bilaterale in 11 articoli sul modello di quello sottoscritto tra Parigi e Berlino. «Non vedo il rischio di colonizzazione francese», dice l’eurodeputato di Renew Europe. «Meglio cooperare a monte dei processi anziché accusarsi reciprocamente a valle»

Linkiesta: L’Italia non ha nulla da temere dal trattato con la Francia, spiega Sandro Gozi

«La cooperazione tra Italia e Francia va strutturata e formalizzata, non può dipendere dalle personalità presenti di volta in volta all’Eliseo e a Palazzo Chigi», dice al Foglio l’europarlamentare di Renew Europe Sandro Gozi, ex sottosegretario agli Affari europei nei governi Renzi e Gentiloni, in vista della firma del Trattato del Quirinale che il presidente del Consiglio Mario Draghi sottoscriverà oggi con Emmanuel Macron. E non c’è «nessun rischio colonizzazione» da parte di Parigi su Roma.

«L’Italia non ha nulla da temere da una relazione speciale con Parigi. Gli interessi dei nostri Paesi non sono mai stati così convergenti. Dalle priorità europee alla transizione ambientale, dalla riforma del Patto di stabilità alla rivoluzione digitale, italiani e francesi hanno compreso che farsi la guerra serve a poco, meglio cooperare a monte dei processi anziché accusarsi reciprocamente a valle». Gozi fa l’esempio della Libia, «dove Roma e Parigi, agendo in un’ottica competitiva l’una contro l’altra, hanno preparato l’arrivo di russi e turchi, paradossale».

Nessun rischio, insomma. L’europarlamentare spiega che «Italia e Francia sono due Paesi alla pari, con una storia e un’industria di enorme prestigio. Dobbiamo metterci in testa che o si ricostruisce l’Europa su un treppiede – Roma, Berlino, Parigi – oppure l’Europa non ce la farà». E anche nel campo della difesa, aggiunge, «c’è la necessità di una cooperazione rafforzata che unisca italiani, francesi, tedeschi, spagnoli e, speriamo presto, polacchi per investire in un’industria europea sempre più competitiva su scala globale».

E la partita diventa, secondo Gozi, ancora più rilevante «se pensiamo che da gennaio la presidenza Ue passerà proprio dalla Francia. Nel corso dell’incontro bilaterale tra Joe Biden e Macron al G20 di Roma gli Stati Uniti hanno riconosciuto il valore dell’autonomia strategica e di difesa francese in ambito europeo, rimediando in parte alle tensioni dovute alle crisi dei sommergibili. C’è poi lo scacchiere mediorientale dove l’Italia coltiva numerosi interessi, seppure non forti come quelli francesi in Libano».

E sul fronte delle relazioni economiche tra Italia e Francia, Gozi ricorda che «la bilancia commerciale è in attivo per l’Italia, in altre parole vendiamo ai francesi più di quanto compriamo da loro, le nostre aziende creano migliaia di posti di lavoro in Francia, l’aeroporto di Nizza è gestito da italiani. Non vedo il rischio di colonizzazione francese: Philippe Donnet, francese, guida un gruppo internazionale come Generali ben radicato in Italia. Luca De Meo, italianissimo, è ceo di Renault».

Ma non si può negare che in questi anni abbiamo assistito a scontri economici forti tra Roma e Parigi. Un esempio su tutti: l’acquisizione di Stx da parte di Fincantieri, saltata per volere di Parigi. «Il Trattato del Quirinale consentirà di appianare le divergenze a monte», spiega Gozi, «con un meccanismo di concertazione e dialogo regolare, al fine di scongiurare malintesi e tensioni a valle. Meglio discutere vivamente nella fase iniziale anziché recriminare pubblicamente dopo».

Il testo, in undici articoli, ricalca il meccanismo già in vigore tra Parigi e Berlino rinnovato ad Aquisgrana nel 2019 da Macron e Merkel. E Sandro Gozi dice che «è un meccanismo che funziona. Lo vedo ogni giorno al Parlamento europeo: francesi e tedeschi non concordano su tutto ma il dialogo permanente li aiuta a superare le divergenze anziché metterle in piazza quando è troppo tardi»

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