L'adesione dell'Ucraina alla Nato "non è in agenda", ha assicurato Scholz

AGI - “La questione dell'appartenenza alle alleanze non è in agenda”. Sceglie con cura le parole Olaf Scholz al fianco del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, facendo intendere che si stanno percorrendo fino in fondo tutte le possibilità offerte dalla diplomazia pur di scongiurare l'aggressione militare all'Ucraina. L'alleanza di cui parla il cancelliere tedesco - che martedì al Cremlino vedrà per un lungo faccia a faccia Vladimir Putin – è la Nato: “È un po' strano osservare che il governo russo stia mettendo al centro di grandi problematiche politiche qualcosa che in pratica non è all'ordine del giorno”, dice Scholz nel palazzo presidenziale di Kiev. “In un certo senso, è questa la sfida che stiamo effettivamente affrontando: che qualcosa che non è affatto il problema ora sia diventato un problema”, dice di fronte ai giornalisti accorsi al palazzo presidenziale di Kiev dopo il lungo incontro con Zelensky.  È un modo per allontanare dal tavolo il tema dell'adesione dell'Ucraina all'Alleanza atlantica, esattamente il tema che fa vedere rosso l'inquilino del Cremlino. Così, pur con rammarico, pure Zelensky è attento a non usare termini definitivi: l'adesione alla Nato, dice, “garantirebbe la sicurezza dell'Ucraina”, ma al tempo stesso “nessuno sa quando sarà arrivato il mondo e cosa sta alla fine del percorso”. E forse, aggiunge il presidente ucraino “la questione della porta aperta per noi è un sogno”.  Insomma, “vale la pena compiere ogni sforzo” per arrivare a una soluzione diplomatica della crisi ucraina, non si stanca di insistere il successore di Angela Merkel. A questo scopo sono a disposizioni numerosi formati negoziali tra le parti: “Germania e Francia intendono rafforzare l'impegno del formato Normandia” (che comprendono Ucraina e Russia), ribadisce Scholz, secondo il quale bisogna anche ripartire dagli accordi di Minsk e dalle proposte di mediazione dell'Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa). D'altronde è Zelensky a riferire che nel suo colloquio con il cancelliere è stato affrontato anche il nodo del gasdotto Nord Stream 2, in merito al quale ha comunque confessato che ci sono “valutazioni diverse”. Il sottotesto sembra essere che Berlino non intende farsi inchiodare ad affermazioni definitive su un ipotetico stop del progetto in caso di invasione, mentre Zelensky insiste sul fatto che “si capisce chiaramente che si tratta di un'arma geopolitica”.   In compenso, a dimostrazione del sostegno tedesco a favore dell'Ucraina, Scholz ha annunciato il pagamento in tempi rapidi di 150 milioni di euro da un credito già in corso, oltre a nuovi crediti sempre di 150 milioni di euro. A detta del cancelliere, “nessun Paese ha sostenuto l'Ucraina come la Germania”: il riferimento è ai finanziamenti fluiti nel tempo verso Kiev, pari a circa 1,8 miliardi di euro.      Gli altri messaggi di Scholz sono tutti rivolti in direzione Mosca. “Siamo pronti a un dialogo molto serio con la Russia sui temi della sicurezza europea”, assicura il cancelliere, “ma ci aspettiamo chiari passi per una de-escalation”. E se questi non arriveranno, se davvero alla fine i battaglioni russi dovessero violare “la sovranità e l'integrità territoriale” dell'Ucraina, principi “che non sono negoziabili”, allora scatteranno le sanzioni: “Stiamo lavorando a un pacchetto di misure su vasta scala” insieme agli Usa e all'Ue, ha affermato ancora Scholz. “Nessuno potrà dubitare della determinazione della Germania e della Nato se vi dovesse essere un'invasione russa dell'Ucraina. Sapremo bene cosa fare. Come abbiamo ripetuto molte volte, in quel caso ci saranno conseguenze gravi per l'economia russa”. Perché quella che stiamo vivendo “è una minaccia molto, molto seria alla pace in Europa”, come aveva affermato il cancelliere in un tweet diffuso prima di imbarcarsi alla volta di Kiev. Alla Russia Scholz chiede “di accogliere le nostre proposte sulla sicurezza europea: stiamo aspettando la risposta”.  Sono frasi che fanno capire come il lavorio diplomatico dietro le quinte sia in pieno svolgimento. Le Monde afferma per esempio che Emmanuel Macron starebbe pensando ad una sorta di “finlandizzazione” dell'Ucraina: in pratica si tratta di trovare per Kiev una soluzione simile a quella della Finlandia, ossia non un'adesione vera e propria alla Nato, ma comunque una stretta cooperazione con essa. Nell'idea dell'Eliseo, una formula che garantisca la sicurezza dell'Ucraina senza, allo stesso tempo, ignorare la richiesta del presidente russo di mettere fine all'espansione della Nato nell'Europa orientale. Insomma, l'ipotesi di Macron è che l'Ucraina possa diventare una sorta di Stato cuscinetto fra la Nato e la Russia, più o meno come la Finlandia.  A questo punto, gli occhi del mondo sono tutti rivolti al Cremlino, dove martedì il cancelliere tedesco vedrà Putin per un lungo colloquio a quattr'occhi. Da Berlino si prevede che il confronto durerà svariate ore. È il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, a far cap

L'adesione dell'Ucraina alla Nato "non è in agenda", ha assicurato Scholz

AGI - “La questione dell'appartenenza alle alleanze non è in agenda”. Sceglie con cura le parole Olaf Scholz al fianco del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, facendo intendere che si stanno percorrendo fino in fondo tutte le possibilità offerte dalla diplomazia pur di scongiurare l'aggressione militare all'Ucraina. L'alleanza di cui parla il cancelliere tedesco - che martedì al Cremlino vedrà per un lungo faccia a faccia Vladimir Putin – è la Nato: “È un po' strano osservare che il governo russo stia mettendo al centro di grandi problematiche politiche qualcosa che in pratica non è all'ordine del giorno”, dice Scholz nel palazzo presidenziale di Kiev. “In un certo senso, è questa la sfida che stiamo effettivamente affrontando: che qualcosa che non è affatto il problema ora sia diventato un problema”, dice di fronte ai giornalisti accorsi al palazzo presidenziale di Kiev dopo il lungo incontro con Zelensky. 

È un modo per allontanare dal tavolo il tema dell'adesione dell'Ucraina all'Alleanza atlantica, esattamente il tema che fa vedere rosso l'inquilino del Cremlino. Così, pur con rammarico, pure Zelensky è attento a non usare termini definitivi: l'adesione alla Nato, dice, “garantirebbe la sicurezza dell'Ucraina”, ma al tempo stesso “nessuno sa quando sarà arrivato il mondo e cosa sta alla fine del percorso”. E forse, aggiunge il presidente ucraino “la questione della porta aperta per noi è un sogno”. 

Insomma, “vale la pena compiere ogni sforzo” per arrivare a una soluzione diplomatica della crisi ucraina, non si stanca di insistere il successore di Angela Merkel. A questo scopo sono a disposizioni numerosi formati negoziali tra le parti: “Germania e Francia intendono rafforzare l'impegno del formato Normandia” (che comprendono Ucraina e Russia), ribadisce Scholz, secondo il quale bisogna anche ripartire dagli accordi di Minsk e dalle proposte di mediazione dell'Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa). D'altronde è Zelensky a riferire che nel suo colloquio con il cancelliere è stato affrontato anche il nodo del gasdotto Nord Stream 2, in merito al quale ha comunque confessato che ci sono “valutazioni diverse”. Il sottotesto sembra essere che Berlino non intende farsi inchiodare ad affermazioni definitive su un ipotetico stop del progetto in caso di invasione, mentre Zelensky insiste sul fatto che “si capisce chiaramente che si tratta di un'arma geopolitica”.  

In compenso, a dimostrazione del sostegno tedesco a favore dell'Ucraina, Scholz ha annunciato il pagamento in tempi rapidi di 150 milioni di euro da un credito già in corso, oltre a nuovi crediti sempre di 150 milioni di euro. A detta del cancelliere, “nessun Paese ha sostenuto l'Ucraina come la Germania”: il riferimento è ai finanziamenti fluiti nel tempo verso Kiev, pari a circa 1,8 miliardi di euro.     

Gli altri messaggi di Scholz sono tutti rivolti in direzione Mosca. “Siamo pronti a un dialogo molto serio con la Russia sui temi della sicurezza europea”, assicura il cancelliere, “ma ci aspettiamo chiari passi per una de-escalation”. E se questi non arriveranno, se davvero alla fine i battaglioni russi dovessero violare “la sovranità e l'integrità territoriale” dell'Ucraina, principi “che non sono negoziabili”, allora scatteranno le sanzioni: “Stiamo lavorando a un pacchetto di misure su vasta scala” insieme agli Usa e all'Ue, ha affermato ancora Scholz.

“Nessuno potrà dubitare della determinazione della Germania e della Nato se vi dovesse essere un'invasione russa dell'Ucraina. Sapremo bene cosa fare. Come abbiamo ripetuto molte volte, in quel caso ci saranno conseguenze gravi per l'economia russa”. Perché quella che stiamo vivendo “è una minaccia molto, molto seria alla pace in Europa”, come aveva affermato il cancelliere in un tweet diffuso prima di imbarcarsi alla volta di Kiev. Alla Russia Scholz chiede “di accogliere le nostre proposte sulla sicurezza europea: stiamo aspettando la risposta”. 

Sono frasi che fanno capire come il lavorio diplomatico dietro le quinte sia in pieno svolgimento. Le Monde afferma per esempio che Emmanuel Macron starebbe pensando ad una sorta di “finlandizzazione” dell'Ucraina: in pratica si tratta di trovare per Kiev una soluzione simile a quella della Finlandia, ossia non un'adesione vera e propria alla Nato, ma comunque una stretta cooperazione con essa. Nell'idea dell'Eliseo, una formula che garantisca la sicurezza dell'Ucraina senza, allo stesso tempo, ignorare la richiesta del presidente russo di mettere fine all'espansione della Nato nell'Europa orientale. Insomma, l'ipotesi di Macron è che l'Ucraina possa diventare una sorta di Stato cuscinetto fra la Nato e la Russia, più o meno come la Finlandia. 

A questo punto, gli occhi del mondo sono tutti rivolti al Cremlino, dove martedì il cancelliere tedesco vedrà Putin per un lungo colloquio a quattr'occhi. Da Berlino si prevede che il confronto durerà svariate ore. È il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, a far capire che Mosca lascia ancora aperta la porta del dialogo: “Mi sembra che le nostre possibilità sono lontane dall'essere esaurite. Consiglierei di continuare ad ampliarle”. Ossia: c'è ancora la “possibilità” di trovare un accordo con l'Occidente sulle garanzie di sicurezza chieste dalla Russia. Sarà Scholz, domani, a vedere le carte di Putin.