Jessica Chastain, una telepredicatrice a caccia di Oscar

Jessica Chastain, scricciolo di donna sotto una cascata di capelli fulvi, è una macchina da guerra. Quando non lavora per il mainstream hollywodiano, ogni volta che può produce ‘anche’ i suoi film. Lo ha fatto per la serie-prodigio HBO “Scene da un matrimonio”, lo ha fatto per “The Eyes of Tammy Faye” di Michael Showalter, film di apertura della Festa del Cinema di Roma, che la piazza in pole position per i prossimi Oscar. È la storia di una involontaria icona camp divenuta tale dopo il documentario di Randy Barbato e Fanton Bailey su Tammy Faye Bakker (2000), che Jessica cita come sua fonte d’ispirazione primaria.La parabola dell’impero mediatico creato tra i ’70 e gli ’80 da Jim e Tammy Faye Bakker, telepredicatori a capo di un’emittente religiosa da 20 milioni di utenti e di un parco a tema cristiano, qui in Italia risulta relativamente poco interessante, perché non abbiamo memoria dell’immane scandalo per frodi varie che li travolse e mandò lui in carcere. Né il biopic ha qualità artistiche degne di nota: dai film di apertura dei festival di norma ci si aspetta altro. È soprattutto l’occasione per godere della straordinaria incarnazione offerta da Chastain, irriconoscibile sotto le protesi prostetiche e il make up clownesco - leggendaria la ragnatela di ciglia finte - che hanno fatto della vera Tammy Faye una caricatura dileggiata. E l’attrice canta – benissimo - imitando la vocina ‘da Betty Boop’ che rese tanto popolare l’originale.L’ascesa della coppia, lanciata in tv da un programma per ragazzi sul Christian Broadcasting Network di Pat Robertson in cui lei ‘accalappia’ i bambini con marionette di sicura fede, è governata dal kitsch più grottesco. Lui (Andrew Garfield) predica un Dio consumista che ai devoti garantirà eterna ricchezza. Lei deve riscattare un’infanzia in una famiglia poverissima e bacchettona, con la madre divorziata che la nasconde e la mortifica come simbolo del suo peccato. Ai devoti succhiano donazioni a palate.Ovviamente sono supporter delle campagne repubblicane più radicali, contro ‘progressisti, femministe e omosessuali’, a fianco di Reagan (quando uscirà di galera, lui sosterrà anche Trump). Tammy Faye però - questo racconta il film - ha una vena di sincerità in più, che le fa rifiutare gli ostracismi ideologici in nome dell’Amore infinito di Dio e la rende, col tempo, vittima dell’ipocrisia del marito (segretamente gay) e della dipendenza da farmaci. Come spaccato della manipolazione venefica che cova dietro i pretesi salvatori di anime, il film non ha la forza di essere universale, né di dar conto dell’influenza politica che queste realtà hanno esercitato sulla Storia americana dell’ultimo cinquantennio.Dietro gli artigli scarlatti, gli efferati bigodini anni ’60, il mascara pesante pronto a colare dai pianti a favore di telecamera, Jessica Chastain scava nel candore di una donna che – da shopping junkie mai sazia di firme e pellicce - aveva un’autentica capacità di comunicare con gli altri. E nel suo ultimo ritorno a uno show cristiano in tv – riprodotto fedelmente da quello vero del 1994 – riesce davvero a commuovere. Un personaggio larger than life e la sfida di un mascherone grottesco: il miglior trampolino per conquistare, finalmente, l’Oscar.

Jessica Chastain, una telepredicatrice a caccia di Oscar

Jessica Chastain, scricciolo di donna sotto una cascata di capelli fulvi, è una macchina da guerra. Quando non lavora per il mainstream hollywodiano, ogni volta che può produce ‘anche’ i suoi film. Lo ha fatto per la serie-prodigio HBO “Scene da un matrimonio”, lo ha fatto per “The Eyes of Tammy Faye” di Michael Showalter, film di apertura della Festa del Cinema di Roma, che la piazza in pole position per i prossimi Oscar. È la storia di una involontaria icona camp divenuta tale dopo il documentario di Randy Barbato e Fanton Bailey su Tammy Faye Bakker (2000), che Jessica cita come sua fonte d’ispirazione primaria.

La parabola dell’impero mediatico creato tra i ’70 e gli ’80 da Jim e Tammy Faye Bakker, telepredicatori a capo di un’emittente religiosa da 20 milioni di utenti e di un parco a tema cristiano, qui in Italia risulta relativamente poco interessante, perché non abbiamo memoria dell’immane scandalo per frodi varie che li travolse e mandò lui in carcere. Né il biopic ha qualità artistiche degne di nota: dai film di apertura dei festival di norma ci si aspetta altro. È soprattutto l’occasione per godere della straordinaria incarnazione offerta da Chastain, irriconoscibile sotto le protesi prostetiche e il make up clownesco - leggendaria la ragnatela di ciglia finte - che hanno fatto della vera Tammy Faye una caricatura dileggiata. E l’attrice canta – benissimo - imitando la vocina ‘da Betty Boop’ che rese tanto popolare l’originale.

L’ascesa della coppia, lanciata in tv da un programma per ragazzi sul Christian Broadcasting Network di Pat Robertson in cui lei ‘accalappia’ i bambini con marionette di sicura fede, è governata dal kitsch più grottesco. Lui (Andrew Garfield) predica un Dio consumista che ai devoti garantirà eterna ricchezza. Lei deve riscattare un’infanzia in una famiglia poverissima e bacchettona, con la madre divorziata che la nasconde e la mortifica come simbolo del suo peccato. Ai devoti succhiano donazioni a palate.

Ovviamente sono supporter delle campagne repubblicane più radicali, contro ‘progressisti, femministe e omosessuali’, a fianco di Reagan (quando uscirà di galera, lui sosterrà anche Trump). Tammy Faye però - questo racconta il film - ha una vena di sincerità in più, che le fa rifiutare gli ostracismi ideologici in nome dell’Amore infinito di Dio e la rende, col tempo, vittima dell’ipocrisia del marito (segretamente gay) e della dipendenza da farmaci. Come spaccato della manipolazione venefica che cova dietro i pretesi salvatori di anime, il film non ha la forza di essere universale, né di dar conto dell’influenza politica che queste realtà hanno esercitato sulla Storia americana dell’ultimo cinquantennio.

Dietro gli artigli scarlatti, gli efferati bigodini anni ’60, il mascara pesante pronto a colare dai pianti a favore di telecamera, Jessica Chastain scava nel candore di una donna che – da shopping junkie mai sazia di firme e pellicce - aveva un’autentica capacità di comunicare con gli altri. E nel suo ultimo ritorno a uno show cristiano in tv – riprodotto fedelmente da quello vero del 1994 – riesce davvero a commuovere. Un personaggio larger than life e la sfida di un mascherone grottesco: il miglior trampolino per conquistare, finalmente, l’Oscar.

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