Inter con coraggio e gioco ma l'Europa non perdona la mancanza di gol

Ma come in Serie A i nerazzurri da un paio di stagioni a questa parte hanno ritrovato quella superiorità tipica di una big che va oltre tiri in porta, ritmo e atteggiamento e può vincere anche affidandosi ai singoli, all'esperienza all'interno dei 90' e alla mentalità, ieri si sono dovuti scontrare col Liverpool che in proporzione ha fatto con l'Inter ciò che l'Inter fa in campionato con quasi tutte le altre rivali: in Champions League è un'altra storia, i dettagli fanno la differenza, la panchina (Klopp ha potuto pescare giocatori come Keita e Firmino) anche, gli step da percorrere sono ancora diversi prima di raggiungere certi livelli e lo 0-2 siglato da Firmino e Salah sta lì a dimostrarlo. Ma, risultato a parte, c'è ben poco da buttare: dopo dieci anni di assenza dagli ottavi, affrontare a viso aperto una candidata alla vittoria finale dice molto sul valore del gruppo, sul coraggio dell'allenatore e sul percorso europeo che la società vuole intraprendere. A livello di singoli invece la sensazione è che all'Inter manchi un attaccante di manovra, che abbia nei piedi anche un discreto quantitativo di gol, perché i momento no di Lautaro sono sin troppo frequenti, Dzeko non può più reggere l'alternanza sabato-mercoledì senza concedersi sacrosante pause all'interno dei novanta minuti e gli strappi di Sanchez sono estemporanei. Da un estremo all'altro, tra le necessità nerazzurre c'è anche quella di un upgrade tra i pali che chiuda la porta quando - soprattutto nei big match - serve qualcuno che vada oltre il "parabile", un po' come successo nel derby confrontando la prestazione di Handanovic a quella di Maignan. La delusione per la sconfitta è comprensibile nonostante gli sfavori del pronostico ma va analizzata e archiviata senza spargere sale sulle ferite, la filastrocca del "percorso di crescita" a cui, chi più chi meno, si aggrappa ogni allenatore a seconda della partita e della competizione va concessa pure a questa Inter che deve trovare subito la forza di rialzarsi, sfruttare queste tre settimane per rilanciare la sfida al Milan tra campionato e Coppa Italia per poi presentarsi l'otto marzo a Liverpool sapendo che, ancor più di ieri, ci sarà ben poco da perdere ma proprio questo potrà ispirare il gruppo a tentare la clamorosa rimonta europea.

Inter con coraggio e gioco ma l'Europa non perdona la mancanza di gol

Ma come in Serie A i nerazzurri da un paio di stagioni a questa parte hanno ritrovato quella superiorità tipica di una big che va oltre tiri in porta, ritmo e atteggiamento e può vincere anche affidandosi ai singoli, all'esperienza all'interno dei 90' e alla mentalità, ieri si sono dovuti scontrare col Liverpool che in proporzione ha fatto con l'Inter ciò che l'Inter fa in campionato con quasi tutte le altre rivali: in Champions League è un'altra storia, i dettagli fanno la differenza, la panchina (Klopp ha potuto pescare giocatori come Keita e Firmino) anche, gli step da percorrere sono ancora diversi prima di raggiungere certi livelli e lo 0-2 siglato da Firmino e Salah sta lì a dimostrarlo.

Ma, risultato a parte, c'è ben poco da buttare: dopo dieci anni di assenza dagli ottavi, affrontare a viso aperto una candidata alla vittoria finale dice molto sul valore del gruppo, sul coraggio dell'allenatore e sul percorso europeo che la società vuole intraprendere.

A livello di singoli invece la sensazione è che all'Inter manchi un attaccante di manovra, che abbia nei piedi anche un discreto quantitativo di gol, perché i momento no di Lautaro sono sin troppo frequenti, Dzeko non può più reggere l'alternanza sabato-mercoledì senza concedersi sacrosante pause all'interno dei novanta minuti e gli strappi di Sanchez sono estemporanei. Da un estremo all'altro, tra le necessità nerazzurre c'è anche quella di un upgrade tra i pali che chiuda la porta quando - soprattutto nei big match - serve qualcuno che vada oltre il "parabile", un po' come successo nel derby confrontando la prestazione di Handanovic a quella di Maignan.

La delusione per la sconfitta è comprensibile nonostante gli sfavori del pronostico ma va analizzata e archiviata senza spargere sale sulle ferite, la filastrocca del "percorso di crescita" a cui, chi più chi meno, si aggrappa ogni allenatore a seconda della partita e della competizione va concessa pure a questa Inter che deve trovare subito la forza di rialzarsi, sfruttare queste tre settimane per rilanciare la sfida al Milan tra campionato e Coppa Italia per poi presentarsi l'otto marzo a Liverpool sapendo che, ancor più di ieri, ci sarà ben poco da perdere ma proprio questo potrà ispirare il gruppo a tentare la clamorosa rimonta europea.