Infarto, ecco quale pesce non devi mai mangiare: cosa mette il tuo cuore a rischio

Non tutto il pesce ha lo stesso impatto sul nostro organismo: lo ha rivelato lo studio condotto dall'equipe di Diabetologia del Policlinico Federico II di Napoli. Di solito questo alimento viene consigliato soprattutto per prevenire malattie cardiovascolari ischemiche, come l'infarto. L'indagine, però, ha sottolineato che è importante distinguere quello azzurro, detto anche grasso, da quello bianco, detto anche magro. Nella prima categoria rientrano sardine, sgombri, alici; mentre nella seconda ci sono per esempio merluzzo, spigola, crostacei.       "Abbiamo analizzato una popolazione di oltre un milione di individui, seguiti per un periodo di tempo che va dai 4 ai 40 anni. I risultati hanno mostrato che il consumo di 1-2 porzioni di pesce grasso a settimana si associa ad una riduzione significativa del rischio di infarto e di altre patologie cardiache che, per i casi fatali, si colloca intorno al 17% - ha spiegato la professoressa Olga Vaccaro, a capo dell'equipe -. Al contrario, il consumo abituale di pesce magro, pur non aumentando il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, non si associa a questi benefici". Il pesce bianco, insomma, non fa male ma allo stesso tempo non ha nulla a che fare con la riduzione del rischio di infarto.       Gli studiosi sono arrivati a questa conclusione perché - come riporta TgCom24 - "il pesce grasso contiene quantità fino a 10 volte più elevate di grassi cosiddetti omega-3, benefici per la salute, rispetto al pesce magro, ed è più ricco di molte altre sostanze salutari come calcio, potassio, ferro e Vitamina D, che possono contribuire all'impatto benefico del pesce azzurro sul cuore", come sottolineato dal professore Gabriele Riccardi.      

Infarto, ecco quale pesce non devi mai mangiare: cosa mette il tuo cuore a rischio

Non tutto il pesce ha lo stesso impatto sul nostro organismo: lo ha rivelato lo studio condotto dall'equipe di Diabetologia del Policlinico Federico II di Napoli. Di solito questo alimento viene consigliato soprattutto per prevenire malattie cardiovascolari ischemiche, come l'infarto. L'indagine, però, ha sottolineato che è importante distinguere quello azzurro, detto anche grasso, da quello bianco, detto anche magro. Nella prima categoria rientrano sardine, sgombri, alici; mentre nella seconda ci sono per esempio merluzzo, spigola, crostacei.

 

 

 

"Abbiamo analizzato una popolazione di oltre un milione di individui, seguiti per un periodo di tempo che va dai 4 ai 40 anni. I risultati hanno mostrato che il consumo di 1-2 porzioni di pesce grasso a settimana si associa ad una riduzione significativa del rischio di infarto e di altre patologie cardiache che, per i casi fatali, si colloca intorno al 17% - ha spiegato la professoressa Olga Vaccaro, a capo dell'equipe -. Al contrario, il consumo abituale di pesce magro, pur non aumentando il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, non si associa a questi benefici". Il pesce bianco, insomma, non fa male ma allo stesso tempo non ha nulla a che fare con la riduzione del rischio di infarto.

 

 

 

Gli studiosi sono arrivati a questa conclusione perché - come riporta TgCom24 - "il pesce grasso contiene quantità fino a 10 volte più elevate di grassi cosiddetti omega-3, benefici per la salute, rispetto al pesce magro, ed è più ricco di molte altre sostanze salutari come calcio, potassio, ferro e Vitamina D, che possono contribuire all'impatto benefico del pesce azzurro sul cuore", come sottolineato dal professore Gabriele Riccardi.