Il Senato vota per salvare Giovanardi dal processo. “Insindacabili le pressioni per aziende vicine a cosche”. No di M5s-Pd-Leu: “Non sono condotte da senatore”

Il 17 novembre 2020 il tribunale di Modena aveva chiesto il giudizio immediato per l'ex parlamentare. Hanno votato contro i senatori di Pd, Leu e Movimento 5 stelle. La replica: "Riconosciuto che il lavoro da me svolto sulla materia rientra nell'ambito della legittima, ed io aggiungo doverosa, attività di un rappresentante del popolo" L'articolo Il Senato vota per salvare Giovanardi dal processo. “Insindacabili le pressioni per aziende vicine a cosche”. No di M5s-Pd-Leu: “Non sono condotte da senatore” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Il Senato vota per salvare Giovanardi dal processo. “Insindacabili le pressioni per aziende vicine a cosche”. No di M5s-Pd-Leu: “Non sono condotte da senatore”

L’asse centrodestra-Italia viva in Senato vota compatto per salvare Carlo Giovanardi dal processo. L’Aula ha infatti votato a favore dell’insindacabilità dell’ex parlamentare nell’ambito del procedimento aperto dal Tribunale di Modena nel 2020 sul cosiddetto caso White List con 113 voti favorevoli, 90 contrari e 8 astenuti. Hanno invece votato contro Pd, LeU e M5s. L’assemblea ha dunque accolto la proposta della Giunta per le immunità parlamentari che chiedeva di considerare le dichiarazioni del senatore opinioni espresse nell’esercizio della funzione parlamentare, che ricadono nell’ipotesi dell’articolo 68 primo comma della Costituzione.

Il caso Il tribunale di Modena il 17 novembre 2020 ha chiesto il giudizio immediato per l’ex parlamentare: era accusato di presunte pressioni, esercitate nel 2016, su alcuni funzionari della prefettura e del gruppo interforze che dovevano decidere sulla white list, la lista delle imprese autorizzate a lavorare negli appalti pubblici per la ricostruzione post terremoto in Emilia. In particolare Giovanardi era accusato di aver posto in essere una serie di attività volte a ottenere, a favore delle imprese Bianchini Costruzioni S.r.l. e IOS di Bianchini Alessandro, la revoca dell’esclusione dalla cosiddetta white list. La Bianchini S.r.l è l’impresa di Augusto Bianchini, costruttore modenese condannato in appello nel processo Aemilia a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa (il figlio Alessandro, invece, ha avuto un anno e otto mesi). Giovanardi era imputato per rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti, oltraggio a pubblico ufficiale e violenza o minaccia ad un pubblico ufficiale, per aver posto in essere una serie di attività volte ad ottenere, a favore delle imprese Bianchini Costruzioni S.r.l. e IOS di Bianchini Alessandro e altri, la revoca dell’esclusione dalla cosiddetta white list – e cioè l’elenco degli imprenditori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa, rilevante nel contesto dei pubblici appalti – operata dal Prefetto, con nuovo inserimento e ripristino delle facoltà previste per le imprese iscritte”.

La Bianchini Costruzioni a metà 2013 era stata esclusa dalla white list della prefettura di Modena per i sospetti di avere legami con uomini vicini al clan dei Grande Aracri di Cutro, in Calabria. Per questo Alessandro Bianchini, figlio del patron della ditta, Augusto, ha poi aperto così una sua azienda, la Ios che secondo la Dda di Bologna era solo un modo per aggirare l’interdittiva. Ma la Prefettura sospetta che dentro la Ios ci sia la partecipazione di Augusto Bianchini e non la ammette alle liste. A quel punto, secondo i pm, entra in gioco Giovanardi per cercare di far inserire le aziende nella lista di quelle che possono svolgere i lavori di ricostruzione. Dalle registrazioni effettuate dallo stesso Bianchini, si sente l’ex senatore spiegare di aver discusso con l’allora prefetto e con l’allora questore e di avere chiesto ragioni del perché anche l’azienda di Alessandro Bianchini stia avendo dei problemi: “Gli ho detto à la guerre comme à la guerre. Io su questa roba faccio tutta una interrogazione con tutti i passaggi, eh? Con Bianchini… io se fossi in lui… verrei qua con la rivoltella e vi ammazzo tutti… vi rendete conto che state facendo delle robe… folli!… folli!!”. Poi spiega di essere pronto a fare tutti i passaggi parlamentari necessari, ma non sa che i due sono già sotto inchiesta da parte della Dda di Bologna. “Era mio dovere intervenire – ha spiegato successivamente –, poi mi fermo davanti alle inchieste penali perché le interdittive sono solo atti amministrativi”. Secondo la Dda di Bologna, dagli incontri di Giovanardi con i Bianchini e i pubblici ufficiali emerge che l’ex senatore chiese ed ottenne un incontro in un locale pubblico con il colonnello Stefano Savo, Comandante Provinciale, e con il tenente colonnello Domenico Cristaldi, Comandante del Reparto Operativo, “nel corso del quale apertamente minacciava i due ufficiali e ne offendeva il decoro” chiedendo i motivi della loro posizione contro i Bianchini e “chiaramente pretendendo un cambio della predetta posizione”.

La difesa di Giovanardi – Ieri 15 febbraio, la Giunta delle immunità parlamentari aveva approvato la relazione del senatore leghista Simone Pillon. “Hanno riconosciuto”, aveva dichiarato Giovanardi, “che il lavoro da me svolto sulla materia con interrogazioni ed interpellanze, interventi in Aula, in Commissione Giustizia ed in Commissione Antimafia rientra nell’ambito della legittima, ed io aggiungo doverosa, attività di un rappresentante del popolo che criticava decisioni sbagliate della Prefettura di Modena che hanno portato alla perdita di centinaia di posti di lavoro ed al fallimento di Aziende del territorio, di cui è stato dimostrata successivamente la totale estraneità a collusioni mafiose. Ribadisco quello che ho più volte sostenuto in Senato e sul territorio e cioè che i cittadini e gli imprenditori devono temere e combattere mafie, camorra e ndrangheta e non aver paura dello Stato che combatte questi fenomeni criminali”.

Pd, M5s e Leu contrari – In Aula, al momento delle dichiarazioni di voto, ha parlato il senatore Pietro Grasso (Misto-Leu): ha dichiarato che i reati contestati, tra cui violazione del segreto d’ufficio e minacce, non abbiano alcun legame funzionale con l’esercizio dell’attività parlamentare. Mentre Agnese Gallicchio (M5s) ha riferito che l’ipotesi di insindacabilità delle opinioni non possa essere estesa alle condotte. Infine Anna Rossomando (Pd) ha affermato che la garanzia costituzionale sia applicabile solo all’ipotesi di oltraggio e che non spetti alla Giunta modificare i capi di imputazione o stabilire se le condotte contestate sussistano o no.

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