Il legame tra due sorelle è una promessa mantenuta

Daniel Sada è senza dubbio uno degli scrittori più interessanti dell’America Latina. Nato in Messico, ha attraversato il secondo Novecento (è nato nel 1953), riuscendo a sfiorare appena il secolo nuovo: è morto (troppo presto) nel 2011. Stimato da Bolaño, Mutis e Villoro, è ancora poco conosciuto in Italia, esistono due libri pubblicati da Del Vecchio – Quasi mai e Il linguaggio del gioco – due libri molto belli, e poi più niente fino a qualche giorno fa, grazie ad Alter Ego che dà alle stampeUna di due (traduzione di Carlo Alberto Montalto), un racconto lungo che è un piccolo gioiello di scrittura, un congegno esplosivo in un disegno elementare: la storia di due gemelle identiche.Indistinguibili, fatta eccezione per un neo sulla spalla di una delle due, e per i nomi, naturalmente, che sono Gloria e Constitución. Due sorelle legatissime, cresciute fianco a fianco, allevate da parenti dopo essere rimaste orfane molto piccole. Ancora molto giovani vanno a vivere in un paese distante da quello dove sono cresciute, con due certezze: quella di lavorare come sarte, arte che hanno imparato e per la quale posseggono un vero talento e quella di non separarsi mai. Vivere in sartoria di giorno, tornare a casa, conversare, prepararsi la cena, ridere qualche volta, bere qualcosa un’altra volta. Sono molto apprezzate, lavorano benissimo, per molte ore senza distrarsi mai. Non sono belle, non come i canoni tradizionali direbbero, ma sono chiacchierate, nel piccolo centro ci si domanda cosa facciano Gloria e Constitución oltre a tagliare e a cucire, se vedano degli uomini oppure no. Loro, testa bassa sugli abiti, tacciono, non danno confidenza, eccetto quella sbrigativa gentilezza di chi sta lavorando.«[…] perché dire addio più volte è come spargere sale sui passi da muovere, secondo una credenza popolare, ma è anche tornare al punto di partenza, considerando che ogni strada percorsa viene cancellata».Gloria è osservatrice, è silenziosa, l’altra è più chiacchierona, spigliata, più aperta, si direbbe. La vita scorre così, eccetto i continui rimproveri della zia che le vorrebbe sposate, come si conviene, le sorelle resistono. C’è poi un invito a una festa di matrimonio in cui entra in scena Oscar, il click che cambia l’andatura del racconto e ci mostra la vicenda così come Sada vuole che evolva. Oscar, un vero corteggiatore romantico, con piglio d’altri tempi, si troverà a essere pretendente di entrambe, ignaro. Il punto però sono le gemelle e il gioco che sceglieranno di giocare. L’autore le fa essere sia complici che competitive, sia compagne che nemiche, sia solidali che invidiose, sia feroci che tenere, sia sorelle che estranee, sia istintive che pianificatrici.«Il fatto è che le due non avevano la più pallida idea di quale indispensabile nozione servisse a inaugurare una vita differente: dato il peso della loro somiglianza, specchi riflessi, ancora, specchi che invecchiano. Sembravano perciò due cieche, a tratti anche deliranti, che non trovano muri o altro che valga la pena tastare».La tensione del racconto sale piano piano, le giornate si dividono tra epifanie e silenzi, scontri che non avvengono ma che stanno nell’aria. La scelta della condivisione del corteggiatore, di dividersi le passeggiate con lui, di nascondersi (l’una o l’altra) nelle domeniche di visita di Oscar, tenere il segreto con lui e con il paese, e con la zia, e con il mondo.Una di due è una sorta di vortice: nel mondo domestico sartoria / casa, le sorelle competono, si allontanano e si avvicinano; verso l’esterno mentono, necessitano di proseguire in questa sovrapposizione di sé stesse, di mostrarsi e quindi di nascondersi a Oscar. È un libro sull’inganno e sui legami, sull’affetto, su quanto siamo disposti a mettere in gioco di noi in campo sentimentale, e, dall’altra parte, quanto siamo disposti a perdere.«La nostra felicità non vale così poco».Sada vince per lessico e scelte linguistiche, tiene in piedi una vicenda che per certi versi è comica ma che è molto vicina alla tragedia, allo sviluppo drammatico, del resto commedia e tragedia – da sempre – sono prossime. La vicenda però narra anche di solitudine e del legame fortissimo che esiste tra le gemelle e di come questa relazione in qualche modo sia destinata a sopravvivere, ad andare oltre ogni desiderio. Sada compie un piccolo miracolo e, per magia, scioglie la cattiveria e la durezza in tenerezza, in una rassegnazione gioiosa, in un nodo che non si può risolvere, in una promessa (come sempre dovrebbe essere) mantenuta.

Il legame tra due sorelle è una promessa mantenuta

Daniel Sada è senza dubbio uno degli scrittori più interessanti dell’America Latina. Nato in Messico, ha attraversato il secondo Novecento (è nato nel 1953), riuscendo a sfiorare appena il secolo nuovo: è morto (troppo presto) nel 2011. Stimato da Bolaño, Mutis e Villoro, è ancora poco conosciuto in Italia, esistono due libri pubblicati da Del Vecchio – Quasi mai e Il linguaggio del gioco – due libri molto belli, e poi più niente fino a qualche giorno fa, grazie ad Alter Ego che dà alle stampeUna di due (traduzione di Carlo Alberto Montalto), un racconto lungo che è un piccolo gioiello di scrittura, un congegno esplosivo in un disegno elementare: la storia di due gemelle identiche.

Indistinguibili, fatta eccezione per un neo sulla spalla di una delle due, e per i nomi, naturalmente, che sono Gloria e Constitución. Due sorelle legatissime, cresciute fianco a fianco, allevate da parenti dopo essere rimaste orfane molto piccole. Ancora molto giovani vanno a vivere in un paese distante da quello dove sono cresciute, con due certezze: quella di lavorare come sarte, arte che hanno imparato e per la quale posseggono un vero talento e quella di non separarsi mai. Vivere in sartoria di giorno, tornare a casa, conversare, prepararsi la cena, ridere qualche volta, bere qualcosa un’altra volta. Sono molto apprezzate, lavorano benissimo, per molte ore senza distrarsi mai. Non sono belle, non come i canoni tradizionali direbbero, ma sono chiacchierate, nel piccolo centro ci si domanda cosa facciano Gloria e Constitución oltre a tagliare e a cucire, se vedano degli uomini oppure no. Loro, testa bassa sugli abiti, tacciono, non danno confidenza, eccetto quella sbrigativa gentilezza di chi sta lavorando.

«[…] perché dire addio più volte è come spargere sale sui passi da muovere, secondo una credenza popolare, ma è anche tornare al punto di partenza, considerando che ogni strada percorsa viene cancellata».

Gloria è osservatrice, è silenziosa, l’altra è più chiacchierona, spigliata, più aperta, si direbbe. La vita scorre così, eccetto i continui rimproveri della zia che le vorrebbe sposate, come si conviene, le sorelle resistono. C’è poi un invito a una festa di matrimonio in cui entra in scena Oscar, il click che cambia l’andatura del racconto e ci mostra la vicenda così come Sada vuole che evolva. Oscar, un vero corteggiatore romantico, con piglio d’altri tempi, si troverà a essere pretendente di entrambe, ignaro. Il punto però sono le gemelle e il gioco che sceglieranno di giocare. L’autore le fa essere sia complici che competitive, sia compagne che nemiche, sia solidali che invidiose, sia feroci che tenere, sia sorelle che estranee, sia istintive che pianificatrici.

«Il fatto è che le due non avevano la più pallida idea di quale indispensabile nozione servisse a inaugurare una vita differente: dato il peso della loro somiglianza, specchi riflessi, ancora, specchi che invecchiano. Sembravano perciò due cieche, a tratti anche deliranti, che non trovano muri o altro che valga la pena tastare».

La tensione del racconto sale piano piano, le giornate si dividono tra epifanie e silenzi, scontri che non avvengono ma che stanno nell’aria. La scelta della condivisione del corteggiatore, di dividersi le passeggiate con lui, di nascondersi (l’una o l’altra) nelle domeniche di visita di Oscar, tenere il segreto con lui e con il paese, e con la zia, e con il mondo.

Una di due è una sorta di vortice: nel mondo domestico sartoria / casa, le sorelle competono, si allontanano e si avvicinano; verso l’esterno mentono, necessitano di proseguire in questa sovrapposizione di sé stesse, di mostrarsi e quindi di nascondersi a Oscar. È un libro sull’inganno e sui legami, sull’affetto, su quanto siamo disposti a mettere in gioco di noi in campo sentimentale, e, dall’altra parte, quanto siamo disposti a perdere.

«La nostra felicità non vale così poco».

Sada vince per lessico e scelte linguistiche, tiene in piedi una vicenda che per certi versi è comica ma che è molto vicina alla tragedia, allo sviluppo drammatico, del resto commedia e tragedia – da sempre – sono prossime. La vicenda però narra anche di solitudine e del legame fortissimo che esiste tra le gemelle e di come questa relazione in qualche modo sia destinata a sopravvivere, ad andare oltre ogni desiderio. Sada compie un piccolo miracolo e, per magia, scioglie la cattiveria e la durezza in tenerezza, in una rassegnazione gioiosa, in un nodo che non si può risolvere, in una promessa (come sempre dovrebbe essere) mantenuta.

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