Il G7 risponde alla sfida delle criptovalute in 13 comandamenti

È in atto un boom delle criptovalute. Il Bitcoin, ad esempio, viaggia inarrestabile verso la soglia dei 50 mila euro. A settembre è diventato valuta legale a El Salvador. In Brasile, non proprio un’economia di piccola taglia, si inizia a parlare di una sua possibile introduzione. Per il momento l’ascesa delle cryptocurrencies non sembra destinata alla caduta. Le autorità politiche e finanziarie se ne sono accorte e hanno deciso di intervenire. Il boom va regolato e dunque governato. Magari con le proprie monete digitali.Una mossa ufficiale in questa direzione era attesa da un po’. E non poteva esserci settimana più propizia. Nel giro di poche ore, infatti, c’è stato prima il doppio vertice alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario Internazionale, le istituzioni simbolo del Washington Consensus. Poi, sempre nella capitale americana, l’incontro dei ministri finanziari del G7. Sulle crypto, ora, il gioco lo vogliono condurre le istituzioni ‘tradizionali’. Serve una cooperazione e un coordinamento a livello internazionale, si legge nello statement congiunto emesso dai titolari delle finanze. Il denaro digitale porterà vantaggi significativi a miliardi di utenti. A patto che non minacci le fondamenta del sistema finanziario mondiale. “Le banche centrali emetteranno valute digitali ‘pubbliche’, le CBDC, con le quali integrare il denaro fisico e garantire stabilità al sistema dei pagamenti”. Insomma, non è una Bretton Woods delle monete digitali, ma poco ci manca. Sulle rive del Potomac si decide il futuro delle valute digitaliCi sono poco più di quindici gradi centigradi a Washington. Dalla vicina baia di Chesapeake soffia una leggera brezza proveniente dall’Atlantico. Lungo le rive del Potomac – il Tevere a stelle e strisce – l’autunno inizia a farsi sentire. Un clima di transizione, in attesa della nuova stagione invernale. Qualcosa di simile a ciò che sta vivendo, in questi mesi, l’economia valutaria internazionale. L’ascesa del Bitcoin e delle criptovalute è foriera di enormi cambiamenti. Il dollaro, l’euro, la sterlina, lo yuan, lo yen. Le valute tradizionali non sono più da sole. La globalizzazione e la rivoluzione digitale hanno fatto la fortuna delle criptomonete. Le ‘sorelle minori’ del Bitcoin sono migliaia. E muovono un giro d’affari pari a due trilioni di dollari. Ora, i ministri dell’Economia e delle Finanze del G7 ne hanno preso atto. Ieri si sono incontrati – chi in presenza, chi a distanza – nella capitale degli Stati Uniti. Si tratta del vertice annuale dei titolari dei dicasteri economici di quelle che durante la Guerra Fredda erano le principali potenze occidentali. Ci sono i ministri delle potenze anglosassoni, gli Stati Uniti, Canada, Regno Unito. Gli europei: Germania, Francia e Italia. E c’è anche il Giappone, la prima grande economia asiatica ad essersi sviluppata sul modello di quelle dell’Ovest del mondo. Prima delle Tigri Asiatiche.Le linee guida sulle monete digitali ‘di Stato’I temi sul tavolo sono tanti. La crisi energetica cinese; la global tax; l’aumento dei prezzi delle materie prime; le difficoltà che il commercio internazionale sta vivendo. Sono tutti in cima alle agende dei ministri finanziari. Ma anche le criptovalute hanno avuto la loro parte nel summit di ieri. E infatti, a fine giornata, in un comunicato congiunto, i sette hanno annunciato l’approvazione di tredici linee guida per la nascita e la sperimentazione delle valute digitali delle banche centrali, meglio note nell’espressione inglese ‘Central Bank Digital Currencies’. Quella del G7, è la risposta pubblica all’ascesa delle crypto private. Una risposta necessaria, perché il boom di Bitcoin e compagnia fa tremare il paradigma, da secoli ritenuto inviolabile, della supremazia valutaria delle banche centrali. In altre parole, mettono a rischio l’efficacia delle politiche monetarie. Un esempio su tutti: il whatever it takes di Mario Draghi, dieci anni fa, ma non solo quello. Altro rischio è quello che corre la stabilità finanziaria globale, dato che le transazioni delle crypto viaggiano al di fuori di ogni regolamentazione delle autorità monetarie, lungo i blocchi incatenati della tecnologia Blockchain. Le CBDC saranno trasparenti, sicure e complementari alle valute tradizionaliLe CBDC sono la strada obbligata per gli anni che verranno. Lo sottolineano i funzionari del G7 nel loro statement: “Le valute digitali delle banche centrali integreranno il denaro tradizionale”. Saranno complementari al dollaro, all’euro e a tutte le altre. Non concorrenti, come lo stanno diventando, invece, le criptovalute private. Il pericolo Bitcoin dovrà essere combattuto scendendo sul suo stesso terreno di gioco. E non vietandone a prescindere l’utilizzo, come hanno stabilito le autorità cinesi a settembre. “Qualsiasi CBDC dovrà essere fondata su principi di trasparenza, stato di diritto e una sana governance economica. Le CBDC – prosegue il comunicato del G7 Finance – devono supportare e non nuocere la capacità delle banche centrali di ademp

Il G7 risponde alla sfida delle criptovalute in 13 comandamenti

È in atto un boom delle criptovalute. Il Bitcoin, ad esempio, viaggia inarrestabile verso la soglia dei 50 mila euro. A settembre è diventato valuta legale a El Salvador. In Brasile, non proprio un’economia di piccola taglia, si inizia a parlare di una sua possibile introduzione. Per il momento l’ascesa delle cryptocurrencies non sembra destinata alla caduta. Le autorità politiche e finanziarie se ne sono accorte e hanno deciso di intervenire. Il boom va regolato e dunque governato. Magari con le proprie monete digitali.

Una mossa ufficiale in questa direzione era attesa da un po’. E non poteva esserci settimana più propizia. Nel giro di poche ore, infatti, c’è stato prima il doppio vertice alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario Internazionale, le istituzioni simbolo del Washington Consensus. Poi, sempre nella capitale americana, l’incontro dei ministri finanziari del G7. Sulle crypto, ora, il gioco lo vogliono condurre le istituzioni ‘tradizionali’. Serve una cooperazione e un coordinamento a livello internazionale, si legge nello statement congiunto emesso dai titolari delle finanze. Il denaro digitale porterà vantaggi significativi a miliardi di utenti. A patto che non minacci le fondamenta del sistema finanziario mondiale. “Le banche centrali emetteranno valute digitali ‘pubbliche’, le CBDC, con le quali integrare il denaro fisico e garantire stabilità al sistema dei pagamenti”. Insomma, non è una Bretton Woods delle monete digitali, ma poco ci manca.

 

Sulle rive del Potomac si decide il futuro delle valute digitali

Ci sono poco più di quindici gradi centigradi a Washington. Dalla vicina baia di Chesapeake soffia una leggera brezza proveniente dall’Atlantico. Lungo le rive del Potomac – il Tevere a stelle e strisce – l’autunno inizia a farsi sentire. Un clima di transizione, in attesa della nuova stagione invernale. Qualcosa di simile a ciò che sta vivendo, in questi mesi, l’economia valutaria internazionale. L’ascesa del Bitcoin e delle criptovalute è foriera di enormi cambiamenti. Il dollaro, l’euro, la sterlina, lo yuan, lo yen. Le valute tradizionali non sono più da sole. La globalizzazione e la rivoluzione digitale hanno fatto la fortuna delle criptomonete. Le ‘sorelle minori’ del Bitcoin sono migliaia. E muovono un giro d’affari pari a due trilioni di dollari. Ora, i ministri dell’Economia e delle Finanze del G7 ne hanno preso atto. Ieri si sono incontrati – chi in presenza, chi a distanza – nella capitale degli Stati Uniti. Si tratta del vertice annuale dei titolari dei dicasteri economici di quelle che durante la Guerra Fredda erano le principali potenze occidentali. Ci sono i ministri delle potenze anglosassoni, gli Stati Uniti, Canada, Regno Unito. Gli europei: Germania, Francia e Italia. E c’è anche il Giappone, la prima grande economia asiatica ad essersi sviluppata sul modello di quelle dell’Ovest del mondo. Prima delle Tigri Asiatiche.

Le linee guida sulle monete digitali ‘di Stato’

I temi sul tavolo sono tanti. La crisi energetica cinese; la global tax; l’aumento dei prezzi delle materie prime; le difficoltà che il commercio internazionale sta vivendo. Sono tutti in cima alle agende dei ministri finanziari. Ma anche le criptovalute hanno avuto la loro parte nel summit di ieri. E infatti, a fine giornata, in un comunicato congiunto, i sette hanno annunciato l’approvazione di tredici linee guida per la nascita e la sperimentazione delle valute digitali delle banche centrali, meglio note nell’espressione inglese ‘Central Bank Digital Currencies’. Quella del G7, è la risposta pubblica all’ascesa delle crypto private. Una risposta necessaria, perché il boom di Bitcoin e compagnia fa tremare il paradigma, da secoli ritenuto inviolabile, della supremazia valutaria delle banche centrali. In altre parole, mettono a rischio l’efficacia delle politiche monetarie. Un esempio su tutti: il whatever it takes di Mario Draghi, dieci anni fa, ma non solo quello. Altro rischio è quello che corre la stabilità finanziaria globale, dato che le transazioni delle crypto viaggiano al di fuori di ogni regolamentazione delle autorità monetarie, lungo i blocchi incatenati della tecnologia Blockchain.

 

Le CBDC saranno trasparenti, sicure e complementari alle valute tradizionali

Le CBDC sono la strada obbligata per gli anni che verranno. Lo sottolineano i funzionari del G7 nel loro statement: “Le valute digitali delle banche centrali integreranno il denaro tradizionale”. Saranno complementari al dollaro, all’euro e a tutte le altre. Non concorrenti, come lo stanno diventando, invece, le criptovalute private. Il pericolo Bitcoin dovrà essere combattuto scendendo sul suo stesso terreno di gioco. E non vietandone a prescindere l’utilizzo, come hanno stabilito le autorità cinesi a settembre. “Qualsiasi CBDC dovrà essere fondata su principi di trasparenza, stato di diritto e una sana governance economica. Le CBDC – prosegue il comunicato del G7 Finance – devono supportare e non nuocere la capacità delle banche centrali di adempiere i loro mandati per la stabilità monetaria e finanziaria”. L’obiettivo? Favorire la nascita di un sistema globale di valute digitali, tra loro facilmente interscambiabili. E prendere il toro per le corna.

 

Valute digitali ‘green’

Ma non è finita qui. Tra i 13 principi stabiliti dal G7, c’è anche la sostenibilità ambientale delle nuove monete: “Devono essere efficienti dal punto di vista energetico”. Un’affermazione che potrebbe sembrare paradossale, per valute che vivono esclusivamente a livello digitale, senza bisogno di monete e banconote nei nostri portafogli. Le criptovalute, in realtà, inquinano. E anche tanto: i computer che si occupano dell’estrazione dei Bitcoin, ad esempio, mangiano energia su vasta scala. I miners sono costretti a pagare bollette molto salate, ed è anche per questo che, proprio in questi mesi, stanno emigrando in territori dove il prezzo dell’elettricità è relativamente economico. Il Texas è uno di questi.

G7 ma non solo

Le linee guida stabilite a Washington dovranno ispirare i progetti di valuta digitale delle sette economie occidentali più importanti. L’euro digitale, ad esempio, avrà lo stesso valore dell’euro fisico, mettendolo al riparo dalla tradizionale volatilità delle crypto, e sarà emesso direttamente dalla Banca Centrale Europea. I cittadini europei potranno servirsene tramite un apposito wallet digitale. Sull’altra sponda dell’Atlantico, un primo dibattito sulla nascita del dollaro digitale è in corso anche alla Federal Reserve. È stato lo stesso governatore Jerome Powell ad affermare che le criptovalute private potrebbero non essere necessarie se la Fed lanciasse un dollaro digitale. Molto più avanti, in questa sfida, sembrano essere i cinesi. Lo e-yuan potrebbe diventare realtà già l’anno prossimo, in tempo per le olimpiadi invernali di Pechino. La Repubblica Popolare, non a caso, ha imposto il divieto di transazioni in Bitcoin su tutto il territorio nazionale, probabilmente proprio in vista dell’avvento di un renmimbi digitale.

 

110 paesi in campo per fermare la crypto-volatility. Con un occhio a Big Tech...

Secondo un report McKinsey, sono più di 110 le banche centrali che nel mondo sono impegnate in progetti pilota di CBDC. È ancora l’epoca delle prime sperimentazioni. Tra queste, le più importanti, sono quelle messe in campo dalla Banca dei Regolamenti Internazionali, una delle più antiche istituzioni finanziarie internazionali ancora in attività. Una sorta di ‘associazione’ che riunisce sotto il suo ombrello ben 60 banche centrali. Tra le valute digitali in via di sperimentazione c’è il progetto Dunbar, una piattaforma per la transazioni transfrontaliere, condivisa da Sudafrica, Australia, Singapore e Malesia, che testa l’utilizzo di CBDC per ridurre tempi e costi dei trasferimenti di denaro tra i quattro paesi. Solo un esempio di come gli Stati si stanno attrezzando, a tutte le latitudini, per scongiurare lo scenario peggiore: instabilità finanziaria e inefficacia delle tradizionali politiche monetarie. Tutto a causa della circolazione incontrollata delle crypto private. A rendere ancora più complicato il quadro, come ha sottolineato Fabio Panetta, consigliere esecutivo della BCE, in un discorso tenuto alcuni giorni fa alla Bank of England, potrebbero inserirsi le valute digitali delle Big Tech, come il progetto Diem annunciato da Facebook. Una valuta online comune ad uso e consumo di oltre tre miliardi di utenti del colosso di Menlo Park. Ma questo, è un altro discorso. La corsa alla valuta digitale di stato è appena cominciata.

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