Il G20 suona il gong della global tax. Ma l’inflazione fa paura

E global tax fu. Come anticipato ieri da questa testata, il G20 finanziario appena conclusosi a Washington, nell’ambito degli annual meetings del Fondo monetario internazionale sancisce la nascita della tassa forfettaria planetaria che imporrà, tra le altre cose, alle multinazionali con un fatturato superiore ai 750 milioni all’anno, un’aliquota del 15% sugli utili. Oltre a […]

Il G20 suona il gong della global tax. Ma l’inflazione fa paura

E global tax fu. Come anticipato ieri da questa testata, il G20 finanziario appena conclusosi a Washington, nell’ambito degli annual meetings del Fondo monetario internazionale sancisce la nascita della tassa forfettaria planetaria che imporrà, tra le altre cose, alle multinazionali con un fatturato superiore ai 750 milioni all’anno, un’aliquota del 15% sugli utili. Oltre a prevedere la possibilità di aggredire fiscalmente i profitti generati nel luogo di attività, a prescindere dalla sede fiscale e legale.

E così, quando in Italia erano da poco passate le 21, da Washington il ministro dell’Economia, Daniele Franco e il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, illustravano in una conferenza stampa i contenuti e i risultati della riunione dei ministri delle Finanze e dei governatori centrali del G20, incastonati nelle otto pagine del comunicato finale. Proprio nel giorno in cui, lo stesso Fmi, aggiornata il contatore del debito pubblico globale portandolo alla cifra astronomica, pompata dalla pandemia certo, di 226 mila miliardi di dollari.

L’ORA DELLA GLOBAL TAX

Il risultato più importante è senza dubbio l’appoggio incondizionato alla tassa flat sui profitti delle multinazionali e non solo del web, già approvata da 136 Paesi dell’area Ocse, rappresentanti il 90% del Pil mondiale. “I ministri e i governatori del G20 appoggeranno la versione finale dell’accordo sulla tassazione globale e delle multinazionali, raggiunta la scorsa settimana dall’Inclusive Framework Ocse”, recita il passaggio chiave del documento conclusivo. A questo punto, l’intesa politica è giunta ufficialmente alla sua conclusione, mancando all’appello quella operativa che dovrà decidere, in successive riunioni dei ministri, tempi e modi della sua applicazione.

Lo stesso ministro Franco ha fornito la cifra della scelta del G20. “Siamo dinnanzi a un risultato importante che assicura una risposta efficace sulle sfide dovute alla digitalizzazione e alla globalizzazione. Le nuove regole contribuiranno ad un sistema più equo e stabile. Darà un terreno di gioco globale paritetico e fermerà la corsa al ribasso sulla tassazione delle imprese”.

La notizia ha immediatamente valicato l’Atlantico, raggiungendo Bruxelles dove il commissario all’Economia, Paolo Gentiloni, tra i sostenitori della prima ora della tassa forfettaria ha espresso tutta la sua soddisfazione per l’avallo del G20 finanziario. “L’accordo sulla tassazione globale è un trionfo del multilateralismo, un vero e proprio reset che oggi, con il sostegno da parte del G20 delle finanze “segna un passo in avanti cruciale” dopo “la storica riforma concordata venerdì scorso. Con 136 paesi coinvolti, inclusi tutti i membri del G20, tutti le economie dell’Ocse e dell’Unione europea che fanno pate dell’Inclusive Framework, questa non è altro che una rivoluzione”.

LA ROAD MAP DEL G20

Lo stesso titolare dell’Economia ha fornito una tabella di marcia circa l’operatività su scala planetaria della global tax. L’accordo “dovrebbe diventare operativo per la fine del 2023 e ci attendiamo che le tasse unilaterali vengano rimosse, come previsto per il 2024. Ci attendiamo che i due pilastri (si veda qui sopra, ndr) siano operativi per fine 2023.
L’intesa è che a quel punto i sistemi nazionali saranno rimossi, alcuni Paesi hanno introdotto queste tasse in vista di una migliore soluzione globale. Ad esempio è il caso dell’Italia. Avevano detto che la tassa italiana sarebbe stata rimossa quando ci sarebbe stata una soluzione globale ed è quello che faremo. Quindi ci attendiamo che le tasse unilaterali vengano rimosse per il 2024″.

OCCHIO ALL’INFLAZIONE

Ma la riunione di Washington è stata anche l’occasione per affrontare forse il problema più urgente del momento, dopo la pandemia si intende: il surriscaldamento dei prezzi, figlio della crisi energetica della Cina e dei rincari delle materie prime. La questione è delicata perché prezzi troppo alti possono compromettere la ripresa della domanda e dunque azzerare l’ancora fragile ripresa delle economie avanzate. Un problema che chiama direttamente in causa le banche centrali, chiamate ad aumentare progressivamente il costo del denaro per ridurre la pressione sui prezzi.

Qui è stato il governatore Visco ad ammettere che sì, l’inflazione galoppante è un fattore di rischio, ma non ancora strutturale. “In parte le discussioni si sono focalizzate sugli sviluppi dell’inflazione, mentre l’alta inflazione continua a riflettere fattori come le strozzature nelle catene di approvvigionamento globali, che sono ritenuti transitori e quindi destinati a rientrare”, ha spiegato Visco. Attenzione però, bisogna tenere gli occhi aperti perché nuove fiammate sono dietro l’angolo. Il  quadro “richiede che le banche centrali monitorino attentamente l’andamento delle dinamiche dei prezzi”.

Una cosa è certa. Se davvero l’inflazione è un fenomeno transitorio, e questo è da vedere, il raffreddamento dei prezzi non sarà questione di settimane. Visco è stato chiaro nell’affermare che “buona parte dei fattori alla base dei rialzi inflazionistici sono sì transitori, ma potrebbero volerci mesi prima che svaniscano, quindi dobbiamo essere preparati.”

OBIETTIVO CLIMA

Ultimo ma non meno importante capitolo, la salvaguardia del Pianeta e dei suoi ecosistemi. Questione legata a doppio filo con i budget nazionali e dunque anche competenza dei ministri finanziari. “Il G20”, si legge nel documento, “ha concordato di coordinare gli sforzi per contrastare il cambiamento climatico e proteggere l’ambiente, nonché per promuovere la transizione verso economie e società più sostenibili, prospere e inclusive.

Facendo seguito all’impegno preso a luglio 2021 sull’azione per il clima, i ministri e i governatori hanno esortato i diversi filoni di lavoro del G20 ad agire in sinergia per approfondire l’analisi dell’impatto economico e distributivo delle politiche di mitigazione e sviluppare il mix di politiche più appropriato per la transizione verso economie a basse emissioni di gas serra. Tale mix dovrebbe includere investimenti in infrastrutture sostenibili e tecnologie innovative, così come strumenti fiscali, di mercato e normativi, compresi i meccanismi di prezzo del carbonio, per sostenere le transizioni energetiche pulite”.

In questo contesto, la finanza sostenibile rimane cruciale per promuovere la transizione verso economie e società più sostenibili, in linea con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e l’Accordo di Parigi. “I ministri e i governatori hanno approvato la Roadmap della finanza sostenibile del G20 – preparata dal gruppo di lavoro sulla finanza sostenibile (SFWG Sustainable Finance Working Group). Tale Roadmap è un documento pluriennale orientato all’azione che informerà la più ampia agenda del G20 su clima e sostenibilità negli anni a venire”.

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