I legami tra neofascisti e apparati dello Stato: i documenti del “nero” Vinciguerra all’archivio Flamigni di Roma

All'interno dell'archivio romano è in costruzione un fondo che conterrà articoli, riflessioni e appunti raccolti nel corso della sua detenzione dall’ex ordinovista Vincenzo Vinciguerra, catanese vissuto ad Udine, responsabile dell’uccisione di tre carabinieri a Peteano in Friuli, il 31 maggio 1972 L'articolo I legami tra neofascisti e apparati dello Stato: i documenti del “nero” Vinciguerra all’archivio Flamigni di Roma proviene da Il Fatto Quotidiano.

I legami tra neofascisti e apparati dello Stato: i documenti del “nero” Vinciguerra all’archivio Flamigni di Roma

È in costruzione il Fondo Vinciguerra presso l’Archivio Flamigni che, dalla nuova sede nel quartiere romano della Garbatella, prosegue la sua lenta ma inesorabile navigazione tra carte, documenti e battaglie per la verità. Il Fondo conterrà articoli, riflessioni e appunti raccolti nel corso della sua detenzione dall’ex ordinovista Vincenzo Vinciguerra, catanese vissuto ad Udine, responsabile dell’uccisione di tre carabinieri a Peteano in Friuli, il 31 maggio 1972.

Arrestato una prima volta nel 1979 e poi nel 1984, Vinciguerra decise di raccontare come andarono i fatti di Peteano non ‘chiamando in correità’ altri ma spiegando poi la sua scelta in due libri dai titoli significativi: Camerati, addio e Ergastolo per la libertà. La decisione di ospitare il Fondo mostra l’orizzonte aperto della ricerca come è intesa dall’Archivio, diretto da una donna determinata che si muove tra i faldoni come un pesce nella sua acqua, Ilaria Moroni: il passato di Vinciguerra e la sua fede fascista non impedisce che la sua attività approdi nel tempio dell’antifascismo fondato dal partigiano Sergio Flamigni, già senatore comunista attivissimo nelle principali commissioni d’inchiesta del parlamento italiano, autore di numerosi saggi e in prima fila in ogni battaglia di verità.

Vinciguerra è una figura del tutto anomala e originale di ‘soldato politico’, come si definisce, e non ha mai collaborato con le autorità giudiziarie, dando tuttavia un contributo di verità con i suoi scritti nei quali racconta puntigliosamente le protezioni di cui hanno goduto i suoi ex camerati ordinovisti e avanguardisti ai quali non concede lo status di militanti politici. Dalle sue dichiarazioni è emerso come il neofascismo in Italia non sia stato un fenomeno politico ma di laboratorio. Le sue riflessioni sono state sistematiche dal punto di vista metodologico, tanto da indurlo a scrivere le cronologie degli eventi principali in un arco di tempo lunghissimo, dall’immediato dopoguerra fino agli anni ’90: materiale ricco per studiosi e appassionati e che sarà presto consultabile.

Vinciguerra ha i suoi punti di vista che non devono mai farci dimenticare che ha avuto il coraggio di smascherare i suoi ex camerati, derubricati a “parastatali”. Con puntigliosità non si è risparmiato nel descrivere la collaborazione tra il mondo del neofascista italiano e gli apparati dello Stato, dando una chiave di lettera per comprendere quel fenomeno che alcuni vorrebbero solo nel catalogo della politica e che fa ancora fatica a trovare spazio nelle Università. Nel panorama polveroso degli archivi, sempre più in ristrettezze economiche, di sicuro il Fondo Vinciguerra porta novità.

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