Gli Stati Europei cercano di attutire l'impatto sulle aziende di possibili sanzioni alla Russia

AGI - Nel vertice straordinario dei capi di Stato e di Governo dell'Ue sulla crisi ucraina, che si è tenuto oggi a Bruxelles, non si è parlato nel dettaglio delle sanzioni da comminare alla Russia in caso di ulteriori aggressioni. Non ce n'era il tempo ma soprattutto non c'è ancora una linea precisa su come affrontare le ripercussioni. È chiaro che almeno ventisei dei ventisette Stati (il premier ungherese, Viktor Orban, ha disertato i lavori) sono d'accordo sulla necessità di colpire Mosca dove fa più male. Ma i contraccolpi sulle economie nazionali non devono essere altrettanto fatali. In un periodo in cui già si fanno i conti con l'inflazione in impennata, i prezzi dell'energia alle stelle e la crescita in rallentamento. Diversi Stati, tra cui Germania, Francia e Italia, hanno mostrato preoccupazione sugli effetti che potrebbero avere le misure restrittive anti-Mosca sulla propria economia.  A quanto apprende l'AGI, sono in corso diverse manovre da parte degli Stati per attutire i colpi che potrebbero subire le aziende europee che fanno affari (d'oro) con Mosca. A occuparsene è il gabinetto della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che in questi giorni ha raccolto le rimostranze di diverse capitali sui settori da tutelare. Dall'energia alle banche al lusso. "Il livello di confronto è così delicato e riservato al punto che vi è solo uno scambio di carte a mano, nemmeno per mail", spiega una fonte europea. Tra le proposte presentate vi è quella di esentare alcuni settori strategici, come avvenne con il meccanismo adottato per aggirare le nuove sanzioni di Trump all'Iran, ma c'è chi ha proposto anche delle compensazioni economiche, dal bilancio europeo, alle aziende più colpite.  Fonti qualificate hanno spiegato all'AGI che quella delle compensazioni è un'ipotesi che potrebbe venire presa in considerazione in un secondo momento. A guidare questa strategia sono le cifre dello scambio Ue-Russia. I dati del 2020 sono chiari: l'Ue è il principale partner commerciale della Russia, con oltre il 37% del suo commercio totale con il mondo. Al contrario, Mosca è solo quinto partner commerciale dell'Ue con meno del 5%. Quindi le aziende dovrebbero essere in grado di assorbire facilmente il colpo. Tornando alle sanzioni. L'Unione europea le coordina con Stati Uniti, Canada e Gran Bretagna e riguarderanno, sul fronte dell'export, settori delicati delle tecnologie e dello spazio dove i quattro attori hanno il dominio del mercato. Tradotto: ciò che non arriverà più da Loro, Mosca non potrà riceverlo da nessun'altro. Nemmeno dalla Cina. L'intento è paralizzare l'ammodernamento tecnologico del Paese. Ora si lavora per riuscirci senza paralizzare anche una fetta della economia europea. Soprattutto non quella tedesca, francese o italiana. 

Gli Stati Europei cercano di attutire l'impatto sulle aziende di possibili sanzioni alla Russia

AGI - Nel vertice straordinario dei capi di Stato e di Governo dell'Ue sulla crisi ucraina, che si è tenuto oggi a Bruxelles, non si è parlato nel dettaglio delle sanzioni da comminare alla Russia in caso di ulteriori aggressioni.

Non ce n'era il tempo ma soprattutto non c'è ancora una linea precisa su come affrontare le ripercussioni. È chiaro che almeno ventisei dei ventisette Stati (il premier ungherese, Viktor Orban, ha disertato i lavori) sono d'accordo sulla necessità di colpire Mosca dove fa più male.

Ma i contraccolpi sulle economie nazionali non devono essere altrettanto fatali. In un periodo in cui già si fanno i conti con l'inflazione in impennata, i prezzi dell'energia alle stelle e la crescita in rallentamento. Diversi Stati, tra cui Germania, Francia e Italia, hanno mostrato preoccupazione sugli effetti che potrebbero avere le misure restrittive anti-Mosca sulla propria economia. 

A quanto apprende l'AGI, sono in corso diverse manovre da parte degli Stati per attutire i colpi che potrebbero subire le aziende europee che fanno affari (d'oro) con Mosca. A occuparsene è il gabinetto della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che in questi giorni ha raccolto le rimostranze di diverse capitali sui settori da tutelare. Dall'energia alle banche al lusso.

"Il livello di confronto è così delicato e riservato al punto che vi è solo uno scambio di carte a mano, nemmeno per mail", spiega una fonte europea.

Tra le proposte presentate vi è quella di esentare alcuni settori strategici, come avvenne con il meccanismo adottato per aggirare le nuove sanzioni di Trump all'Iran, ma c'è chi ha proposto anche delle compensazioni economiche, dal bilancio europeo, alle aziende più colpite. 

Fonti qualificate hanno spiegato all'AGI che quella delle compensazioni è un'ipotesi che potrebbe venire presa in considerazione in un secondo momento. A guidare questa strategia sono le cifre dello scambio Ue-Russia. I dati del 2020 sono chiari: l'Ue è il principale partner commerciale della Russia, con oltre il 37% del suo commercio totale con il mondo.

Al contrario, Mosca è solo quinto partner commerciale dell'Ue con meno del 5%. Quindi le aziende dovrebbero essere in grado di assorbire facilmente il colpo.

Tornando alle sanzioni. L'Unione europea le coordina con Stati Uniti, Canada e Gran Bretagna e riguarderanno, sul fronte dell'export, settori delicati delle tecnologie e dello spazio dove i quattro attori hanno il dominio del mercato. Tradotto: ciò che non arriverà più da Loro, Mosca non potrà riceverlo da nessun'altro. Nemmeno dalla Cina.

L'intento è paralizzare l'ammodernamento tecnologico del Paese. Ora si lavora per riuscirci senza paralizzare anche una fetta della economia europea. Soprattutto non quella tedesca, francese o italiana.