Giorgetti in Usa: "Avanti con il premier, fa bene all'Italia"

AGI - Piena fiducia a Mario Draghi e riconoscimento del suo 'brand' internazionale per la ricaduta positiva sull'Italia. "Con lui è più facile fare il ministro", ammette sorridendo il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti da Washington, al secondo giorno di incontri, dopo Boston, che lo ha visto parlare agli imprenditori italiani e incontrare la segretaria al Commercio americano Gina Raimondo. "Ho notato un sentimento di credibilità - conferma, rispondendo alle domande dei giornalisti riuniti nell'auditorium dell'ambasciata d'Italia a Washington - c'è questo sentimento di simpatia, di fiducia legata soprattutto alla presenza di Draghi, il cui standing internazionale aiuta". Che sia presidente del Consiglio o al Quirinale, "il nome di Draghi rappresenta una garanzia", conferma Giorgetti, che pero' fa capire come la preferenza è che si continui con questo premier fino alla scadenza, a fine 2023. Anche se questo ha prodotto, finora, un contraccolpo in termini elettorali. "la Lega - ribadisce - ha fatto una scelta di responsabilità, quando ha deciso di stare nel governo. Poi ognuno legittimamente porta avanti le sue istanze, ma alla fine si troverà una mediazione. Sapevamo di perdere in termini di consenso con questa scelta, ma la politica si fa pensando al medio e lungo termine, e parlo della politica con la 'p' maiuscola". Questo viaggio negli Stati Uniti ha dato buone sensazioni. "Abbiamo visto grande fiducia negli investitori - commenta Giorgetti - c'è volontà di venire in Italia e noi dobbiamo essere bravi a creare nuove condizioni per attrarre capitali". Il paradosso storico è che mentre gli americani vogliono venire da noi, i migliori cervelli italiani vanno in Usa, come ha confermato la visita di giovedì ad Harvard. Riuscirà un giorno l'Italia, gli chiedono, a invertire il trend? "Beh - risponde Giorgetti - negli Stati Uniti ci sono miliardari che fanno donazioni alle università e questo al momento fa la differenza. Noi, purtroppo, non li abbiamo, ma possiamo contare sulla materia prima: l'intelligenza". La trattativa con Intel Sul futuro tecnologico del Paese, il ministro è pronto a scommettere: "E' il momento di cominciare a trattare sul nucleare pulito, visto che siamo tra quelli che hanno scelto di decarbonizzare". Ma anche puntare sulla ricerca tecnologica e farmaceutica. Giorgetti ha confermato le voci sulla trattativa per accogliere in Italia il gruppo Intel per la produzione di microchip ("ma sarebbe stato meglio che questo voci non fossero uscite"), e sulla possibilità per il gruppo farmaceutico Moderna di aprire una catena di produzione del vaccino in Italia. Sulla qualità dei rapporti con gli Stati Uniti, ci sono i numeri a testimoniare l'andamento positivo. Durante l'incontro all'ambasciata con gli imprenditori, sono stati mostrati i risultati ottenuti sul fronte economico-commerciale tra Italia e Usa nei primi sette mesi del 2021. Le esportazioni verso gli Stati Uniti sono cresciute di oltre il 30 per cento rispetto allo stesso periodo del 2020 e di quasi il 4 per cento rispetto al 2019. I flussi degli investimenti sono molto rilevanti e gli stock superano i 30 miliardi di dollari. Il ministro che lascia la sala delle interviste appare di buon umore e con sensazioni positive, e forse anche questo è l'effetto Draghi. 

Giorgetti in Usa: "Avanti con il premier, fa bene all'Italia"

AGI - Piena fiducia a Mario Draghi e riconoscimento del suo 'brand' internazionale per la ricaduta positiva sull'Italia. "Con lui è più facile fare il ministro", ammette sorridendo il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti da Washington, al secondo giorno di incontri, dopo Boston, che lo ha visto parlare agli imprenditori italiani e incontrare la segretaria al Commercio americano Gina Raimondo. "Ho notato un sentimento di credibilità - conferma, rispondendo alle domande dei giornalisti riuniti nell'auditorium dell'ambasciata d'Italia a Washington - c'è questo sentimento di simpatia, di fiducia legata soprattutto alla presenza di Draghi, il cui standing internazionale aiuta".

Che sia presidente del Consiglio o al Quirinale, "il nome di Draghi rappresenta una garanzia", conferma Giorgetti, che pero' fa capire come la preferenza è che si continui con questo premier fino alla scadenza, a fine 2023. Anche se questo ha prodotto, finora, un contraccolpo in termini elettorali. "la Lega - ribadisce - ha fatto una scelta di responsabilità, quando ha deciso di stare nel governo. Poi ognuno legittimamente porta avanti le sue istanze, ma alla fine si troverà una mediazione. Sapevamo di perdere in termini di consenso con questa scelta, ma la politica si fa pensando al medio e lungo termine, e parlo della politica con la 'p' maiuscola".

Questo viaggio negli Stati Uniti ha dato buone sensazioni. "Abbiamo visto grande fiducia negli investitori - commenta Giorgetti - c'è volontà di venire in Italia e noi dobbiamo essere bravi a creare nuove condizioni per attrarre capitali".

Il paradosso storico è che mentre gli americani vogliono venire da noi, i migliori cervelli italiani vanno in Usa, come ha confermato la visita di giovedì ad Harvard. Riuscirà un giorno l'Italia, gli chiedono, a invertire il trend? "Beh - risponde Giorgetti - negli Stati Uniti ci sono miliardari che fanno donazioni alle università e questo al momento fa la differenza. Noi, purtroppo, non li abbiamo, ma possiamo contare sulla materia prima: l'intelligenza".

La trattativa con Intel

Sul futuro tecnologico del Paese, il ministro è pronto a scommettere: "E' il momento di cominciare a trattare sul nucleare pulito, visto che siamo tra quelli che hanno scelto di decarbonizzare". Ma anche puntare sulla ricerca tecnologica e farmaceutica. Giorgetti ha confermato le voci sulla trattativa per accogliere in Italia il gruppo Intel per la produzione di microchip ("ma sarebbe stato meglio che questo voci non fossero uscite"), e sulla possibilità per il gruppo farmaceutico Moderna di aprire una catena di produzione del vaccino in Italia. Sulla qualità dei rapporti con gli Stati Uniti, ci sono i numeri a testimoniare l'andamento positivo.

Durante l'incontro all'ambasciata con gli imprenditori, sono stati mostrati i risultati ottenuti sul fronte economico-commerciale tra Italia e Usa nei primi sette mesi del 2021. Le esportazioni verso gli Stati Uniti sono cresciute di oltre il 30 per cento rispetto allo stesso periodo del 2020 e di quasi il 4 per cento rispetto al 2019. I flussi degli investimenti sono molto rilevanti e gli stock superano i 30 miliardi di dollari. Il ministro che lascia la sala delle interviste appare di buon umore e con sensazioni positive, e forse anche questo è l'effetto Draghi. 

giornalone

Sfoglia le Prime Pagine dei Quotidiani