Fintech, Savona e il paternalismo del regolatore. Perché serve educare, non normare

L’innovazione tecnologica della finanza, il Fintech, se da un lato è sinonimo di libertà e progresso del mercato, rischia, dall’altro, di trasformarsi in una minaccia per gli investitori meno competenti. È il grido d’allarme lanciato oggi da Paolo Savona, il presidente della Consob, durante una conferenza in ambito G20 dedicata al tema della regolamentazione dei mercati. “Alla base del dibattito sul Fintech c’è un dilemma sociale tra libertà economica e protezione dei risparmiatori meno informati. È noto che l’asimmetria informativa mina una concorrenza efficiente” ha detto l’ex ministro.Il tema è sempre lo stesso. Come coniugare un’innovazione dirompente – disruptive – con la necessità di proteggere cittadini e imprese che, da quell’innovazione, rischiano di essere travolti. Il 2021, ad esempio, è l’anno del boom delle criptovalute. Il Bitcoin ad aprile ha toccato la quota record di 64 mila dollari. Dopo il dimezzamento del suo valore toccato a luglio, in questi giorni è tornato ai massimi di sempre. Una grande opportunità di profitto per gli investitori. Ma dalle grandi opportunità derivano anche grandi minacce per tutti coloro meno ‘preparati’ ad affrontare i rischi della speculazione. Come dice Savona, “l’innovazione Fintech non mantiene solo la promessa di portare benefici alla società, come una maggiore inclusione finanziaria, ma aumenta anche le minacce”.Come si risolve? Per l’ex ministro degli Affari europei, la bussola da seguire è un maggior coordinamento tra autorità regolatorie a livello internazionale. Si deve scongiurare, a tutti i costi, “la proliferazione di una miriade di quadri normativi tra diverse agenzie”. Un miscuglio che genera “incoerenze e sovrapposizioni”. Mentre la regolamentazione dev’essere necessariamente al passo con i tempi, essendo “una fonte complementare dell’innovazione stessa”. Da qui, il lancio di un vecchio cavallo di battaglia del presidente della Consob: serve una nuova Bretton Woods. “Lanciamo una conferenza internazionale su questioni finanziarie e monetarie. Vanno prese in carico, e regolamentate in modo proattivo, le innovazioni tecnologiche sotto l’egida di una finanza sostenibile e inclusiva per tutti”.Dalla sua posizione, ovviamente, Savona non può che vedere il dilemma dell’innovazione Fintech attraverso il prisma del regolatore. Ma tra gli esperti di Fintech resta un forte scetticismo. “Non sono molto ottimista sulle capacità di una nuova Bretton Woods di prendere il toro per le corna” spiega ad HuffPost Ferdinando Ametrano, amministratore delegato di CheckSig ed esperto di finanza tecnologica. “Lo trovo uno schema faticoso da realizzare, obsoleto. Siamo nel mondo della globalizzazione e della velocità. Il recente G7 Finance ha dato delle linee guida sulle Stable Coin, ma anche lì, con quel vecchio schema dall’alto al basso, si fa molta fatica ad incidere su questa realtà”. D’altronde, lo stesso Savona ha ammesso che “gli operatori di mercato corrono più velocemente delle autorità pubbliche e comunicano attraverso i social e i media invece che utilizzare documenti ufficiale grandi e pesanti, come fanno di solito le autorità. Le persone seguono messaggi brevi e incisivi”.La parola chiave, secondo Ametrano, è l’educazione. “Il vero dramma è l’urgenza educativa. L’asimmetria informativa non si risolve con il paternalismo del regolatore. La via maestra è quella della formazione. Dobbiamo moltiplicare le occasioni di istruzione e cultura. Nelle università, nel dibattito pubblico. Questa è la sfida che deve inseguire un paese che vuole cavalcare l’innovazione e i cambiamenti. È lo stesso dilemma che esiste nel rapporto tra genitori e figli. Da genitore cosa devo fare? Siccome ho paura della libertà di mio figlio, allora gli impongo senza se e senza ma come comportarsi? Non funzionerà mai”.Leggi anche...Il G7 risponde alla sfida delle criptovalute in 13 comandamenti (di L. Bianco)Savona denuncia il pericolo Bitcoin: "Serve una Bretton Woods". Ma, forse, esagera (di L. Bianco)

Fintech, Savona e il paternalismo del regolatore. Perché serve educare, non normare

L’innovazione tecnologica della finanza, il Fintech, se da un lato è sinonimo di libertà e progresso del mercato, rischia, dall’altro, di trasformarsi in una minaccia per gli investitori meno competenti. È il grido d’allarme lanciato oggi da Paolo Savona, il presidente della Consob, durante una conferenza in ambito G20 dedicata al tema della regolamentazione dei mercati. “Alla base del dibattito sul Fintech c’è un dilemma sociale tra libertà economica e protezione dei risparmiatori meno informati. È noto che l’asimmetria informativa mina una concorrenza efficiente” ha detto l’ex ministro.

Il tema è sempre lo stesso. Come coniugare un’innovazione dirompente – disruptive – con la necessità di proteggere cittadini e imprese che, da quell’innovazione, rischiano di essere travolti. Il 2021, ad esempio, è l’anno del boom delle criptovalute. Il Bitcoin ad aprile ha toccato la quota record di 64 mila dollari. Dopo il dimezzamento del suo valore toccato a luglio, in questi giorni è tornato ai massimi di sempre. Una grande opportunità di profitto per gli investitori. Ma dalle grandi opportunità derivano anche grandi minacce per tutti coloro meno ‘preparati’ ad affrontare i rischi della speculazione. Come dice Savona, “l’innovazione Fintech non mantiene solo la promessa di portare benefici alla società, come una maggiore inclusione finanziaria, ma aumenta anche le minacce”.

Come si risolve? Per l’ex ministro degli Affari europei, la bussola da seguire è un maggior coordinamento tra autorità regolatorie a livello internazionale. Si deve scongiurare, a tutti i costi, “la proliferazione di una miriade di quadri normativi tra diverse agenzie”. Un miscuglio che genera “incoerenze e sovrapposizioni”. Mentre la regolamentazione dev’essere necessariamente al passo con i tempi, essendo “una fonte complementare dell’innovazione stessa”. Da qui, il lancio di un vecchio cavallo di battaglia del presidente della Consob: serve una nuova Bretton Woods. “Lanciamo una conferenza internazionale su questioni finanziarie e monetarie. Vanno prese in carico, e regolamentate in modo proattivo, le innovazioni tecnologiche sotto l’egida di una finanza sostenibile e inclusiva per tutti”.

Dalla sua posizione, ovviamente, Savona non può che vedere il dilemma dell’innovazione Fintech attraverso il prisma del regolatore. Ma tra gli esperti di Fintech resta un forte scetticismo. “Non sono molto ottimista sulle capacità di una nuova Bretton Woods di prendere il toro per le corna” spiega ad HuffPost Ferdinando Ametrano, amministratore delegato di CheckSig ed esperto di finanza tecnologica. “Lo trovo uno schema faticoso da realizzare, obsoleto. Siamo nel mondo della globalizzazione e della velocità. Il recente G7 Finance ha dato delle linee guida sulle Stable Coin, ma anche lì, con quel vecchio schema dall’alto al basso, si fa molta fatica ad incidere su questa realtà”. D’altronde, lo stesso Savona ha ammesso che “gli operatori di mercato corrono più velocemente delle autorità pubbliche e comunicano attraverso i social e i media invece che utilizzare documenti ufficiale grandi e pesanti, come fanno di solito le autorità. Le persone seguono messaggi brevi e incisivi”.

La parola chiave, secondo Ametrano, è l’educazione. “Il vero dramma è l’urgenza educativa. L’asimmetria informativa non si risolve con il paternalismo del regolatore. La via maestra è quella della formazione. Dobbiamo moltiplicare le occasioni di istruzione e cultura. Nelle università, nel dibattito pubblico. Questa è la sfida che deve inseguire un paese che vuole cavalcare l’innovazione e i cambiamenti. È lo stesso dilemma che esiste nel rapporto tra genitori e figli. Da genitore cosa devo fare? Siccome ho paura della libertà di mio figlio, allora gli impongo senza se e senza ma come comportarsi? Non funzionerà mai”.

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