Ddl Zan torna in Senato. Letta: “Apriamo a modifiche, purché non sostanziali”. Maiorino (M5s): “Sull’identità di genere non contrattiamo”

Il disegno di legge contro l’omotransfobia, riprende finalmente il suo iter a Palazzo Madama. Il segretario del Pd a Che Tempo Che Fa detta la linea: "Chiederò a Zan di fare un’esplorazione con le altre forze politiche per capire le condizioni che possano portare a un’approvazione del testo rapida". Modificare il testo significa dover tornare alla Camera, ma i dem temono di non trovare i numeri a Palazzo Madama. Italia Viva è l'ago della bilancia, il suo leader commenta: "Hanno capito che senza modifiche rischia di non passare" L'articolo Ddl Zan torna in Senato. Letta: “Apriamo a modifiche, purché non sostanziali”. Maiorino (M5s): “Sull’identità di genere non contrattiamo” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Ddl Zan torna in Senato. Letta: “Apriamo a modifiche, purché non sostanziali”. Maiorino (M5s): “Sull’identità di genere non contrattiamo”

Si apre la settimana più difficile per il ddl Zan e forse una di quelle decisive per il provvedimento contro l’omotransfobia. La cautela è d’obbligo visti i continui rinvii e i tentativi dei partiti di evitare di arrivare al voto finale. Il primo a dare un segnale ieri sera è stato il segretario dem Enrico Letta: “Chiederò in questi giorni ad Alessandro Zan di fare un’esplorazione con le altre forze politiche per capire le condizioni che possano portare a un’approvazione del testo rapida“, ha detto ospite a Che Tempo Che Fa su RaiTre. Significa anche aprire a delle modifiche, “purché non siano cose fondamentali, sostanziali, ma mi fido di Zan”, ha spiegato Letta. Ma cosa significa nel concreto? Mercoledì 27 ottobre il testo torna in Aula a Palazzo Madama e sarà necessario capire se ha i voti sufficienti per passare. Il tavolo di discussione sulle modifiche con il centrodestra e Italia viva (le forze che si oppongono al ddl), non si prospetta facile e finora non è stato possibile trovare un’intesa senza snaturare il provvedimento. Zan per il momento, su Twitter, si è limitato a ringraziare “per la fiducia e per l’impegno“.

Chi ha ribadito quali sono i paletti per l’ex maggioranza giallorossa è stata la senatrice M5s Alessandra Maiorino. “Il diritto all’identità di genere è stato inserito nella nuova Carta dei principi e dei valori del Movimento 5 stelle guidato da Giuseppe Conte“, ha detto oggi. “Per questo motivo vigileremo affinché l’apertura del segretario Pd Enrico Letta non conduca a menomazioni inaccettabili della legge di contrasto all’omolesbobitransfobia. L’identità di genere, così come l’orientamento sessuale, non possono essere oggetto di contrattazione, e sono certa che Alessandro Zan convenga con me su questo. Irrinunciabili sono anche i percorsi di educazione al rispetto nelle scuole, da noi fortemente voluti. Ogni forma di discriminazione deve essere combattuta innanzitutto sul piano culturale, affinché il contrasto all’odio e al pregiudizio sia efficace e fondato su solide basi. La repressione del fenomeno, pur necessaria, non è da sola sufficiente. Detto questo, siamo pronti a trovare un’intesa per dare all’Italia questa legge di civiltà”.

Letta su RaiTre ha rivendicato la decisione di non accettare modifiche al testo: “Sono stato molto rigido nei mesi scorsi e questo ci ha consentito di arrivare all’Aula del Senato”. Letta nella sua intervista ha anche aggiunto: “Io non voglio lasciare nulla di intentato, poi ognuno si assumerà le proprie responsabilità”. Dietro alla linea scelta dal segretario dem, infatti, ci sono anche ragioni pratiche, che riguardano numeri e dinamiche a Palazzo Madama. Innanzitutto, mercoledì ci saranno due voti a scrutinio segreto per decidere il via libera all’esame degli articoli del disegno di legge. Il Pd teme qualche franco tiratore tra i vari gruppi di centrosinistra. Ma l’ago della bilancia sono soprattutto i 18 voti in mano a Italia Viva, decisivi per superare questo e altri scogli. E infatti Renzi ora esulta: “Hanno capito che senza modifiche rischia davvero di non passare“, dice da Cagliari. E ancora: “Ci sono punti dello Zan in cui non c’è consenso, non solo da parte dei cattolici ma anche di parte della Cgil e delle femministe. Se si modifica il testo in 15 minuti si porta a casa il risultato, ci si mette d’accordo sui tempi alla Camera”.

Tra i punti a cui fa riferimento Renzi c’è in particolare “l’identità di genere“. Escludere dall’estensione ai crimini d’odio le discriminazioni basate “sull’identità di genere”, però, significa tornare a un’espressione troppo generica – “Fondati sull’omofobia o sulla transfobia” – che rischia di non tutelare in particolare le persone trans. Inoltre, l’autrice di quell’articolo 1 che definisce anche “l’identità di genere” e che ora i renziani vogliono modificare era stata proprio una deputata renziana, Lucia Annibali. L’altro grande argomento divisivo, usato dal centrodestra per tentare di bloccare la legge, riguarda le iniziative nelle scuole per la giornata contro l’omotransfobia.

Argomenti su cui però Letta ha dato l’input di trattare, almeno con Renzi e con Forza Italia, per avere la certezza dei numeri al Senato. Al tavolo delle trattative siederà anche Matteo Salvini e già in estate i due Matteo avevano siglato un patto a Palazzo Madama: “Modifichiamo insieme il testo”. Trovare un accordo sui contenuti appare complesso, ma forse già il coinvolgimento di Iv e azzurri potrebbe bastare per arrivare all’approvazione del testo. L’intesa, però, dovrà riguardare anche i tempi della calendarizzazione per reggere poi a Montecitorio.

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