Criminalità, situazione in chiaroscuro

Gli ultimi dati del Dipartimento della pubblica sicurezza relativi all’andamento della criminalità ci consegnano una realtà in chiaroscuro. Da un lato, infatti, migliora percettibilmente l’azione di contrasto delle forze di polizia perché l’incidenza delle persone denunciate, fermate o arrestate, ogni 100 delitti, è cresciuta del 20 per cento nel primo semestre 2021 rispetto all’analogo periodo del 2019.Dall’altro, però, si registra una recrudescenza del crimine digitale - 800 reati al giorno in media - che si unisce alla crescita delle violenze giovanili di gruppo, allo spaccio che utilizza sempre più mezzi informatici come risposta alla pandemia, all’incremento dei morti sul lavoro e alla “stabilità” dei femminicidi, dato che va letto in negativo perché, evidentemente, le numerose azioni di prevenzione messe in campo e il quadro normativo cambiato - leggasi codice rosso - non sembrano aver inciso più di tanto.Come sindacalista mi indigna ovviamente la crescita delle persone che perdono la vita svolgendo la propria professione, complice un sistema sempre più competitivo e poco controllato dove la crisi economica ha creato un corto circuito proteso al ricatto, soprattutto per operai, dipendenti, collaboratori e piccole partita Iva: se vuoi lavorare ai diritti non devi pensare, questo pare il mantra ormai ampiamente diffuso.Particolarmente preoccupante anche il mix di droga e violenza che sembra caratterizzare l’andamento di molti reati. L’utilizzo degli stupefacenti ormai da tempo non è più legato alle persone emarginate, ma cresce e si consolida il consumo, sempre esistito, nelle classi sociali più elevate. Il contrasto alla diffusione degli stupefacenti anche tramite il web è figlio pure di ritardi e competizioni inutili nel mondo degli operatori in divisa, ai quali va presto posto rimedio.Sulle violenze preoccupa la tendenza crescente con la quale la gente sfoga la propria rabbia, in particolare in ambito domestico, e il fenomeno dei reati di gruppo commessi dai giovani, paradigma peggiore della società contemporanea.Che cosa fare? Anche per la sicurezza vale quello che in tempi di pandemia si è detto per la sanità: servono maggiori presidi di legalità territoriale, che invece in molti casi vengono tagliati, e occorre investire in quelli esistenti, a partire dagli organici. Se non abbiamo donne e uomini per le volanti, per la polizia di prevenzione, per la giudiziaria e per l’ordine pubblico, come si può pensare di agire concretamente nel tessuto sociale?Occorre poi davvero fare rete e sistema, lo diciamo inascoltati da anni. Ci sono in molti territori esempi virtuosi, ma spesso le varie istituzioni preposte - scuola, sanità, pubblica sicurezza, amministrazioni locali - non dialogano e non si rapportano. Il tutto inserito in un contesto di criticità della famiglia tradizionale che non aiuta. Dovevamo uscirne migliori da questa pandemia, diceva più di qualche esperto. Il dato vero, a oggi, è che ne stiamo uscendo peggiori.

Criminalità, situazione in chiaroscuro

Gli ultimi dati del Dipartimento della pubblica sicurezza relativi all’andamento della criminalità ci consegnano una realtà in chiaroscuro. Da un lato, infatti, migliora percettibilmente l’azione di contrasto delle forze di polizia perché l’incidenza delle persone denunciate, fermate o arrestate, ogni 100 delitti, è cresciuta del 20 per cento nel primo semestre 2021 rispetto all’analogo periodo del 2019.

Dall’altro, però, si registra una recrudescenza del crimine digitale - 800 reati al giorno in media - che si unisce alla crescita delle violenze giovanili di gruppo, allo spaccio che utilizza sempre più mezzi informatici come risposta alla pandemia, all’incremento dei morti sul lavoro e alla “stabilità” dei femminicidi, dato che va letto in negativo perché, evidentemente, le numerose azioni di prevenzione messe in campo e il quadro normativo cambiato - leggasi codice rosso - non sembrano aver inciso più di tanto.

Come sindacalista mi indigna ovviamente la crescita delle persone che perdono la vita svolgendo la propria professione, complice un sistema sempre più competitivo e poco controllato dove la crisi economica ha creato un corto circuito proteso al ricatto, soprattutto per operai, dipendenti, collaboratori e piccole partita Iva: se vuoi lavorare ai diritti non devi pensare, questo pare il mantra ormai ampiamente diffuso.

Particolarmente preoccupante anche il mix di droga e violenza che sembra caratterizzare l’andamento di molti reati. L’utilizzo degli stupefacenti ormai da tempo non è più legato alle persone emarginate, ma cresce e si consolida il consumo, sempre esistito, nelle classi sociali più elevate. Il contrasto alla diffusione degli stupefacenti anche tramite il web è figlio pure di ritardi e competizioni inutili nel mondo degli operatori in divisa, ai quali va presto posto rimedio.

Sulle violenze preoccupa la tendenza crescente con la quale la gente sfoga la propria rabbia, in particolare in ambito domestico, e il fenomeno dei reati di gruppo commessi dai giovani, paradigma peggiore della società contemporanea.

Che cosa fare? Anche per la sicurezza vale quello che in tempi di pandemia si è detto per la sanità: servono maggiori presidi di legalità territoriale, che invece in molti casi vengono tagliati, e occorre investire in quelli esistenti, a partire dagli organici. Se non abbiamo donne e uomini per le volanti, per la polizia di prevenzione, per la giudiziaria e per l’ordine pubblico, come si può pensare di agire concretamente nel tessuto sociale?

Occorre poi davvero fare rete e sistema, lo diciamo inascoltati da anni. Ci sono in molti territori esempi virtuosi, ma spesso le varie istituzioni preposte - scuola, sanità, pubblica sicurezza, amministrazioni locali - non dialogano e non si rapportano. Il tutto inserito in un contesto di criticità della famiglia tradizionale che non aiuta. Dovevamo uscirne migliori da questa pandemia, diceva più di qualche esperto. Il dato vero, a oggi, è che ne stiamo uscendo peggiori.

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