Concessioni balneari, martedì in Consiglio dei ministri le misure ad hoc. Slitta a venerdì (per ora) un nuovo intervento sulle bollette

La convocazione ancora non c'è, quindi non è dato sapere l'eventuale orario inizio della riunione di governo. Il tema, invece, è noto ed arriva dopo che in giornata la maggioranza ha cercato il dialogo alla Camera per definire una possibile mozione unitaria sulla direttiva Bolkestein, in concomitanza con la discussione in Aula della mozione presentata da FdI proprio su questo tema, da sempre molto caro al centrodestra L'articolo Concessioni balneari, martedì in Consiglio dei ministri le misure ad hoc. Slitta a venerdì (per ora) un nuovo intervento sulle bollette proviene da Il Fatto Quotidiano.

Concessioni balneari, martedì in Consiglio dei ministri le misure ad hoc. Slitta a venerdì (per ora) un nuovo intervento sulle bollette

Ci saranno le misure sulle concessioni balneari, non gli interventi contro il rincaro delle bollette. È quanto trapela da fonti di Palazzo Chigi in merito al consiglio dei ministri che si dovrebbe tenere domani. La convocazione ancora non c’è, quindi non è dato sapere l’eventuale orario inizio della riunione di governo. Il tema, invece, è noto ed arriva dopo che in giornata la maggioranza ha cercato il dialogo alla Camera per definire una possibile mozione unitaria sulla direttiva Bolkestein, in concomitanza con la discussione in Aula della mozione presentata da FdI proprio su questo tema, da sempre molto caro al centrodestra. Di mozione unitaria ha parlato Sergio Battelli, del M5s, invocando lo stop a eventuali proroghe. Alessandro Battilocchio, di FI, nel suo intervento ha elencato “gli impegni che Forza Italia chiederà di sottoscrivere alle altre forze politiche nell’ambito di una eventuale mozione. Sono le ragionevoli richieste del settore”.

In tal senso la mozione presentata da Fratelli d’Italia (prima firma della stessa Giorgia Meloni) sull’applicazione in Italia della direttiva Bolkestein in sostanza chiede di escludere i balneari e gli ambulanti dalla direttiva e, in attesa di un intervento normativo ad hoc, di prorogare di altri 15 anni le concessioni demaniali in essere. Per quel che riguarda il voto, potrebbe slittare nei prossimi giorni ma anche alla prossima settimana. In attesa dell’esame dell’aula ci sono infatti alcuni decreti (proroga stato di emergenza da Covid e milleproroghe) che l’aula deve approvare prima della scadenza.

Il tutto arriva nel giorno dell’ennesima protesta di Federbalneari, che ha avviato un’attività di mappatura con il proprio centro studi per supplire a quella che è definita una grave lacuna del governo. Il riferimento è al fatto che l’esecutivo ha esteso la riforma delle concessioni balneari anche a laghi e fiumi, con la legge del 13 ottobre 2020 n. 126, ma nella mappatura dell’esistente non ha tenuto conto dei (grandi) numeri che riguardano queste realtà e che modificano drasticamente la prospettiva di tutta l’impalcatura regolatoria. Nella fattispecie, si parla di 25mila km di coste invece di 7.500, oltre 150mila concessioni invece di 30mila. Federbalneari indirizza una nota, a firma del presidente Marco Maurelli, al presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi per informarlo di questo aspetto sin qui trascurato dal Governo, che nelle more della norma deve procedere alla mappatura della costa, del mare, dei laghi e dei fiumi.

Circolata e poi smentita, invece, l’ipotesi circolata nelle prime ore del pomeriggio che il governo possa riuscire a intervenire già martedì con un nuovo decreto sul caro-energia. Il testo potrebbe invece approdare in Cdm venerdì. Secondo quanto scritt dall’Adnkronos, il nuovo dl dovrebbe prevedere altri 4 miliardi di euro per calmierare le bollette dopo i 10 già messi sul piatto nei precedenti interventi. L’ennesimo intervento, peraltro, potrebbe non essere l’ultimo, a riprova che la fase emergenziale è destinata a durare. Resterebbe tuttavia ferma la volontà del ministero dell’Economia e e di Palazzo Chigi di non procedere, almeno per ora, a un nuovo scostamento di bilancio. Le coperture arriveranno da risparmi di spesa o dalle maggiori disponibilità rese possibili da un 2021 andato meglio del previsto. Ricorrendo, ancora una volta, alle aste per il consumo di anidride carbonica. Sullo sfondo l’opzione di una tassa sugli extra-profitti delle società che producono energia. Se finora il contribuito – circa 1,5 mld – è stato chiesto solo agli operatori delle rinnovabili, resta in campo l’ipotesi di bussare anche al settore delle fonti fossili.

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