Cinque Stelle leali con Draghi ma non staremo «zitti e buoni», dice Conte

L’ex presidente del Consiglio dice al Corriere che sarebbe «un azzardo» pensare adesso di proiettare l’azione dell’esecutivo oltre il 2023. E assicura che il reddito di cittadinanza verrà rifinanziato e modificato secondo le proposte arrivate dai suoi

Cinque Stelle leali con Draghi ma non staremo «zitti e buoni», dice Conte

«Il processo di rilancio del Movimento Cinque Stelle è solo all’inizio e già facciamo tanta paura. Occorrerà tempo per raccogliere il risultato della semina». Nonostante la dura sconfitta dei grillini alle ultime elezioni comunali, Giuseppe Conte al Corriere dice di essere sulla «strada giusta». E sulla presenza nel governo Draghi, promette lealtà, ma a patto che vengano rispettati gli impegni presi.

«Nella maggioranza c’è una fase di tensione tra forze eterogenee, ma c’è anche un malessere diffuso in buona parte del Paese. Spetta al governo e alle forze responsabili dialogare con i cittadini che rifuggono la violenza, ma vivono con angoscia e preoccupazione questa ripartenza», dice Conte. Il Green Pass non è stato un errore, spiega, ma «con i cittadini bisogna dialogare e spiegare che essendo il primo Paese occidentale ad aver attivato il lockdown abbiamo dovuto introdurre il Green Pass sui luoghi di lavoro per uscire prima dalla pandemia».

Quanto alle trattative sulla manovra, Conte dice: «Ho sentito Draghi, il reddito verrà rifinanziato e modificato in base alle nostre proposte. Noi siamo leali al governo, ma non abbiamo firmato assegni in bianco. Non staremo “zitti e buoni” se si tratta di difendere i nostri valori. Partiti e movimenti sono l’anima della democrazia, non un fastidioso rumore di fondo». E aggiunge: «Pretendiamo il rispetto degli impegni».

Così torna sul tavolo anche il cashback: «Può essere rivisto, ma è importante per la digitalizzazione dei pagamenti e il contrasto all’evasione. Le nostre non sono bandierine, prova ne sia la proroga del superbonus che vale 12 miliardi di Pil all’anno».

Quanto a Quota 100, che Conte stesso ha approvato con la Lega nel governo Conte 1, «non ha retto l’analisi costi/benefici sulle casse pubbliche, per cui la soluzione migliore è puntare a meccanismi di pensionamento anticipato graduati sulla diversa gravosità del lavoro», dice l’ex premier.

Ma anche Conte si mantiene cauto sulla questione Quirinale: «Il totonomi rischia di diventare una distrazione per l’azione del governo. Il M5S continua a lavorare per contrastare il caro bollette, proteggere famiglie e imprese in difficoltà, garantire una efficace attuazione del Pnrr. A tempo debito daremo il nostro contributo per eleggere una personalità di alto valore morale, che garantisca al meglio l’unità nazionale».

«Il percorso parlamentare» per Draghi al Quirinale «andrà preparato con cura» per evitare franchi tiratori, dice Conte. Che assicura pure che Silvio Berlusconi non è il candidato del Movimento Cinque Stelle al Quirinale.

E Draghi premier fino al 2023 e oltre? «Questo è un governo di unità nazionale, pensare adesso di proiettarne l’azione oltre il 2023 è un azzardo», risponde. «A tempo debito avremo le elezioni e mi auguro portino un solido governo politico costruito sulla maggioranza indicata dagli italiani, come avviene in tutte le democrazie occidentali».

Resta da capire però che forma prenderà l’alleanza con il Pd, soprattutto alla luce delle vittorie Dem nelle grandi città, dove il Pd avrebbe vinto anche senza i voti grillini. «A Napoli siamo stati promotori del patto che ha portato alla vittoria di Manfredi», ricorda Conte. «Il M5S ha una storia di innovazione della politica e una prospettiva di trasformazione della società non compatibili con funzioni ancillari. Il dialogo con il Pd deve muovere dal riconoscimento della reciproca dignità e autonomia».

Quanto a Renzi e Calenda che lavorano a un’alleanza che escluda il M5S, dice: «Vedo tanta agitazione al centro, ma i sondaggi non premiano questo attivismo. L’Italia non può rischiare di essere nuovamente ostaggio di chi vive la politica come dimensione personalistica in base a slanci narcisistici. La stabilità di governo è un valore determinante. Dalle parti di Renzi e Calenda soffia un forte vento di instabilità».

Sì o no a una legge proporzionale? «Siamo aperti al confronto, non vedo male un proporzionale con soglia al 5% e sfiducia costruttiva. Garantirebbe autonomia alle forze politiche e stabilità ai governi», risponde.

Nel Movimento, infine, Conte vede unità: Grillo e Di Maio «li sento entrambi. Chi ci vuole disuniti resterà a bocca asciutta». Raggi «è nel Comitato di garanzia». Di Battista «è una persona che stimo e non escludo che in futuro si possa ancora fare della strada insieme».

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