Buccinasco, l’appello del sindaco Pruiti: “Lo Stato non ci lasci soli. Dopo l’ultimo omicidio neanche una telefonata di un sottosegretario”

L'INTERVISTA - Il primo cittadino della cittadina alle porte di Milano, che ha un bene confiscato ogni 1000 abitanti (come in Calabria) chiede più poteri e maggiore sinergia tra le istituzioni: "Ci chiamano la Platì del Nord ma non è per dire. All'improvviso si scoprono certe situazioni, ma da almeno 30 anni si sono consolidate. Perché io quando vado a fare la spesa nella corsia dei biscotti incontro il boss Papalia col carrello. Sono sempre bellissime le fiaccolate dopo le minacce, ma il giorno dopo non cambia niente: ho bisogno di avere più responsabilità, non di meno, di parlare con i pm, di dare e avere notizie per fare le scelte giuste" L'articolo Buccinasco, l’appello del sindaco Pruiti: “Lo Stato non ci lasci soli. Dopo l’ultimo omicidio neanche una telefonata di un sottosegretario” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Buccinasco, l’appello del sindaco Pruiti: “Lo Stato non ci lasci soli. Dopo l’ultimo omicidio neanche una telefonata di un sottosegretario”

“Ho passato l’ultima settimana in televisione, ci sono stati articoli, ho fatto interviste. Tutto questo non ha portato neanche a una telefonata di un sottosegretario. Ma non ci scomponiamo altrimenti non faremmo quello che facciamo e stiamo facendo. Andiamo avanti. Ringrazio i giornalisti perché senza i giornalisti saremmo ancora più soli“. Rino Pruiti è il sindaco di Buccinasco (Milano) dove l’11 ottobre un broker della droga è stato ucciso per strada a colpi di pistola (il terzo e ultimo dei quali quando era già a terra). Sul suo blog Pruiti, iscritto al Partito democratico, primo cittadino dal 2017, ha chiesto allo Stato di non essere lasciato solo. Un appello che è allo stesso tempo è un richiamo forte, ai limiti della provocazione in un territorio dove è toccato al primo cittadino sfrattare la moglie del boss che non voleva lasciare il bene confiscato e dove un altro boss, Rocco Papalia, ha fatto causa al Comune per l’uso del cortile del bene diventato proprietà dello Stato. L’udienza trattata da un giudice di pace è stata rinviata di due anni “Arriveremo a settembre del 2022, magari la mafia avrà vinto con tutto quello che comporta. La moglie di Papalia scrisse sui social di non cantar vittoria perché in quel cortile sarebbero andati a prendere il sole, a fare grigliate e far giocare i bambini”. Per questo Pruiti, che ricorda con orgoglio di aver vinto al ballottaggio nel 2017 per pochi voti nonostante la figlia del boss avesse scritto sui social che avrebbe lasciato il suo ufficio entro quella sera, interpellato da ilFattoquotidiano.it presenta un lungo cahiers de doléances. Perché “io quando vado a fare la spesa incontro nella corsia dei biscotti il boss Papalia con il suo carrello“, dice.

Un appello allo Stato in che senso e perché?
“Lo diciamo da dieci anni, da quando governiamo e non che qui poi i risultati siano così eclatanti. Cioè dal punto di vista ‘militare’ va tutto bene. Le forze dell’ordine fanno il loro mestiere: ci sono gli arresti, ci sono i processi, a volte ci sono le condanne, a volte le tesi dei magistrati non reggono purtroppo o non viene contestata l’associazione mafiosa. La giustizia c’è, così può anche andar bene. È lo Stato che manca, in un altro modo”.

Qual è questo modo?
Dopo l’omicidio di Paolo Salvaggio abbiamo visto semplicemente i carabinieri con posti di blocco, sicuramente un’attività più intensa di controllo del territorio però nient’altro. Qualcuno si deve attivare a livello di politica, di ministero, di istituzioni per fare qualcosa in più”.

Ma cosa intende? Si spieghi meglio.
“Noi chiediamo, ma rimane sempre tutto inascoltato. Tutti i sindaci hanno un controllo dato dalla conoscenza del territorio: quando vedo passaggi immobiliari, l’apertura di attività commerciali, quando ho tutta una serie di informazioni che non sono in grado di stabilire se sono corrette o non corrette, vorrei che ci fosse qualcuno che prende queste informazioni, si fida di quello che l’amministratore locale sa e in sinergia e in sodalizio con l’amministrazione fa qualcosa. Cioè la magistratura, il ministero e le forze dell’ordine non ci chiedono niente se non quando succede qualcosa. Noi abbiamo in piedi una rete di 70 telecamere intelligenti che per Buccinasco sono come 2000 per Milano che riescono a riconoscere i volti, gli oggetti. C’è un database che è possibile consultare anche negli anni. Ma è lì, la polizia locale la usa, i carabinieri la usano per quei pochi eventi di cronaca nera che succedono. Un esempio? In pochi minuti hanno scoperto chi ha dato fuoco a una palestra. Ma per me non basta”.

Cosa chiede?
Ci dovrebbe essere una sinergia sullo spostamento di capitali, quelli immobiliari, l’apertura di attività commerciali. Noi abbiamo chiuso dei bar anche con interdittiva antimafia della prefettura di Milano, ma secondo me non basta chiudere un bar o un distributore dopo 11 anni che si sa che erano di mafiosi. Ci vorrebbe una attività quotidiana e una sinergia che io non vedo. Siamo abbandonati concretamente dal punto dell’interazione con i livelli superiori e così quando avvengono determinati fatti si parte da zero. O ci si fida dell’amministrazione locale o almeno la si mette alla prova. Se qui apre un qualcosa che costa milioni di euro e non ha nessun senso a Buccinasco vorrei che qualcuno si interrogasse. Non mi basta che mi dicano tu manda le informazioni che poi vediamo noi. Non è il modo di interagire e controllare un territorio”.

Non pensa che le sue siano affermazioni gravi?
Ho 2200 famiglie calabresi, originarie dell’Aspromonte e quando ci chiamano la Platì del Nord non è per dire, è un fatto pratico. Perché qui ci sono più abitanti di Platì che a Platì. C’è l’humus ed è chiaro che è difficile da controllare tutto non è facile avere informazioni e parlo di tutte le mafie. Però se non si vive qui non si comprende bene la ‘ndrangheta. Ci sono famiglie calabresi di Buccinasco che lavorano dalla mattina alla sera: sono tutti onesti, ma se sanno che uno zio è un delinquente non lo vanno certo a denunciare. E rimangono onesti e se qualcuno glielo chiede non si parla. Ed è questo meccanismo che rende forti le mafie sui territorio. Vedevo l’ultimo elenco dei condannati che hanno perso i diritti civili: sono meno di 100 persone, la maggior parte originaria di San Luca e Platì. Ma hanno fratelli, padri e mogli. Se succede qualcosa si viene e si indaga, invece secondo me si deve prevenire e collaborare tra le istituzioni. Un senso dello Stato più diffuso e continuo. Il giorno che ammazzano uno per strada, tutti vengono a chiedere cosa è successo. La risposta è che non sono riusciti a risolvere in modo meno cruento. Oppure qualcuno sta sfidando le famiglie dopo 30 anni che non si ammazza nessuno. Ecco all’improvviso si scopre questa situazione, ma c’è almeno da 30 anni e si è consolidata. Io quando vado a fare la spesa incontro nella corsia dei biscotti il boss Papalia con il suo carrello“.

Quindi quali sono le sue idee, le sue richieste?
Bisogna fare qualcosa per i beni confiscati, perché non può essere che non si pensi per esempio alle parti comuni. Papalia non mi fa causa perché vuole avere il passaggio dei box, ma per impedire Stato di stare in quella casa. E se perdo la causa non posso più usare il bene confiscato. Noi non possiamo entrare, questo lo sanno tutti. La ministra Lamorgese, da prefetta di Milano, è stata l’unica a interessarsi di Buccinasco. Se non non fanno qualcosa arriveremo a settembre 2022 che la mafia ha vinto. È come se ci dicessero: avete voluto il bene confiscato, arrangiatevi. Un esempio di come lo Stato non sia presente. Poi facciamo le fiaccolate dopo le minacce: è bellissimo ma il giorno dopo non è cambiato niente. La società civile qui ha già vinto qui, non abbiamo bisogno di quello. Va bene l’antimafia culturale, ma ci vuole che qualcuno la faccia diventare legge con azioni concrete. Cioè almeno è quello io penso debba fare lo Stato. Il 28 ottobre avremo questo incontro che era già stato organizzato: ci saranno 78 del 133 Comuni della Città metropolitana. Il sindaco di Milano Sala verrà, ma più sopra di lui non si è fatto vivo nessuno. Si parlerà di cosa vota la ‘ndrangheta con il magistrato Alberto Nobili. Sicuramente non vota per noi.

Allora cosa vorrebbe chiedere al premier Mario Draghi perché lo Stato ci sia?
Io ho bisogno non di avere meno responsabilità ma di averne di più, di aver il potere di interloquire con la magistratura, di fornire e avere notizie. Stiamo facendo il piano regolatore, dobbiamo fare delle scelte ma io che cosa ne so di chi sono i terreni e gli immobili. Ho bisogno di interazioni con le istituzioni e che cambino le leggi, che permettano agli amministratori locali, alla polizia locale di non essere semplicemente lì abbandonati ma di essere una parte importante dello Stato. Bisogna cambiare la legge sui beni confiscati e sull’utilizzo dei beni. Noi abbiamo un bene confiscato ogni 1000 abitanti, come la Calabria, ma la moglie del boss abbiamo dovuto sfrattarla noi.

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