L’industria della carta? Un modello di economia circolare

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L’industria cartaria è una delle componenti più importanti di quella che va sotto il nome di “bioeconomia”, ossia un’economia che utilizza le risorse biologiche che provengono dalla terra e dal mare per la produzione energetica, industriale e alimentare; allo stesso tempo è “un tassello fondamentale nella salvaguardia delle risorse naturali”, ma solo a condizione che sia “basata su risorse biologiche rinnovabili e utilizzate difendendo la resilienza degli ecosistemi e non compromettendo il capitale naturale”.

Le aziende cartarie, infatti, basano il proprio approvvigionamento sia di energia che di materia su “biomasse coltivate“, sul riciclo e su materie prime secondarie. Le prossime sfide puntano sull’innovazione di prodotto (imballaggi biodegradabili, riusabili e riciclabili) e sulle energie rinnovabili con l’impiego di scarti di cellulosa e l’ottimizzazione delle risorse forestali attraverso il riciclo. Questo emerge dal Rapporto Ambientale dell’industria cartaria italiana, giunto alla 21° edizione e presentato ieri, in Confindustria, da Assocarta e Legambiente.

“L’impegno profuso sul fronte ambientale dai nostri imprenditori – ha detto Lorenzo Poli , presidente di Assocarta – viene quest’anno ulteriormente riconosciuto da un Indicatore di Circolarità di Materia pari a 0.79 in una scala da 0 a 1. Un valore elevato, ottenuto grazie alla capacità del settore di investire in materie prime rinnovabili e di prendersi cura dei suoi prodotti reimmettendo nel ciclo produttivo carta e imballaggio da riciclare. Il 57% della nostra produzione proviene da fibre riciclate (negli imballaggi siamo oltre l’80%).  Siamo un settore industriale che di ambiente ci vive: foreste per la materia prima, aria e acqua per lavorarla e fuoco per asciugarla”.

Il settore della carta è pronto a cogliere le opportunità nell’ottica del Recovery Fund e il bilancio ambientale scatta una fotografia con indicatori di prestazione ambientale in miglioramento che potrebbero ulteriormente progredire nel processo di decarbonizzazione se vi fosse un contesto normativo favorevole all’impresa e alla sua competitività sui mercati.

“Eccellenza per qualità e quantità del riciclo dei materiali – ha osservato il presidente di Legambiente Stefano Ciafani – il settore cartario ha saputo ritagliarsi un ruolo di leadership nel panorama dell’economia circolare in Italia. Un primato che va consolidato e che deve confrontarsi con le nuove sfide, dall’innovazione alla produzione e utilizzo di energie rinnovabili. Ed è tempo i semplificare la normativa per le autorizzazioni, implementare il decreto End of Waste su carta e cartone e realizzare gli impianti per poter rendere la filiera sempre più circolare e libera dalle fonti fossili”.

Le proposte di politica industriale per un settore sempre più “circolare”, riguardano il miglioramento dell’efficienza energetica e l’approvvigionamento da fonti energetiche sostenibili (l’industria ha finora trainato lo sviluppo della gestione sostenibile delle foreste e continuerà a farlo, con l’invito ad usare carta riciclata anche per usi alimentari come nel resto d’Europa); incremento della capacità di riciclo sostenendo la presenza di impianti sul territorio nazionale e garantendo l’accesso ai mercati dei prodotti riciclati; miglioramento della qualità della raccolta differenziata, punto debole del sistema di riciclo; valorizzazione degli scarti del riciclo, favorendo nuove forme di riciclo attraverso la ricerca di nuove tecnologie e l’investimento in nuovi impianti, garantendo allo stesso tempo ogni altra forma di recupero, compreso quello energetico; quadro normativo coerente, dall’end of waste alla promozione del regime dei sottoprodotti.

Un ultimo dato riferito alla raccolta differenziata e al riciclo di carta e cartone. Negli ultimi vent’anni la raccolta è cresciuta del 75%, passando dai 3 milioni 700 mila tonnellate del 1998 ai 6 milioni e mezzo del 2019. Per quanto riguarda il riciclo, oggi è stimato oltre l’80% dell’immesso al consumo, un valore già superiore al nuovo obiettivo previsto dalla direttiva europea per il 2025 (75%) e prossimo a quello del 2030 (85%).

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